Novità nella Formula 1! Alonso nuovamente campione del mondo? Nooo! Si tratta di un lutto, piuttosto. La decisione della nuova amministrazione travolge come uno tsunami le veline del circuito lasciando vedovi segaioli di ogni dove i quali, afflitti, dovranno rassegnarsi ad andare al Gran Premio per guardare le gare e nulla più. Che tristezza! D’ora in avanti, se vorranno le bandierine, dovranno portarsele da soli. Niente più manine che fanno ciao ciao, niente più bacini lanciati come bolle di sapone in direzione delle telecamere, niente più silhouette minigonnate e sculettanti. Si mormora che dal dispiacere il Grande Vecchio abbia perso la bianca chioma che lo contraddistingue e che attualmente circoli con una parrucca (tenendo per mano la morosa di turno, a cui arriva più o meno all’altezza delle tette).

La teoria delle vergini che finge di applaudire il campione mentre si avvia al podio serve a iterare la vittoria; accende la fantasia dello spettatore maschio che, identificandosi col campione, immagina sé stesso in pieno imbarazzo della scelta tra una bionda e  una mora. Perché chiaramente, nella mente del macho man del divano, quelle bamboline tutte uguali solo a una cosa servono. Il bello era che a ogni tappa del campionato, cambiavano le etnie e le mode, con stimoli sempre rinnovati. L’harem immaginario incendiava la mente maschile e gettava nello sconforto la mente adolescente femminile, sotto la pressione di un confronto impossibile (anche se devo dire che la varietà morfologica in un certo senso induceva a considerare che qualsiasi corpo e volto, se ben valorizzati, possono divenire sfolgoranti, ovvero che c’è speranza per tutte, a patto che si pesino 40 kg al massimo).

Ci furono degli esperimenti. Rimase storica l’espressione tosca con cui Fernando Alonso squadrò un Grid Boy che, tutto sorridente, lo attendeva presso il bolide con la sua bella bandierina. Caso più unico che raro e destinato a non ripetersi perché dallo choc il campione nella gara di quel giorno (e anche in molte altre, per la verità) perse la concentrazione. Il tenore dei commenti alla notizia sui giornali italiani e quelli spagnoli in questi giorni è praticamente unanime: già si rimpiangono i bei tempi delle “donne e motori“, dove le donne sono intese come soprammobile del bolide. In Spagna va di moda la parola “feminazi” -connubio tra femministe e naziste- e a questo ipotetico gruppo ideologico si attribuisce la colpa della sconfortante novità. Nello sconcerto generale, si teme il ritorno a un nuovo, terribile puritanesimo.

Come si potranno celebrare i saloni dell’automobile senza che le fiere della strada vengano ingentilite dalle morbide forme di animaletti esotici d’ogni razza e religione? Che senso avranno i cataloghi e i poster di automobili se almeno uno scorcio di tetta non albeggerà dietro lo sterzo? Senza un paio di gambe chilometriche strategicamente incrociate sul cofano, non ci sarà fuoristrada che tenga. Per non parlare di tutti i posti di lavoro che andranno perduti! Quante giovani speranze non avranno più l’opportunità di dimostrare i propri talenti carnali, quante sartine cesseranno di confezionare minigonne inguinali, quanti sponsor volteranno le spalle all’ormai triste paddock? Una piccola consolazione rimane… le famose Wags, specie invasiva che già da anni si è fatta insidiosamente strada tra meccanici, copertoni, tute termiche e relativo sudore. Con la scusa di accompagnare morosi o mariti sul circuito, diverranno le regine incontrastate di un mondo in cui le curve resteranno inevitabilmente di strategica importanza e dove, senza l’appeal delle bamboline, bisognerà rassegnarsi ai tempi morti delle macchinine che girano e rigirano senza approdare mai a un posto differente! (n.z.b.)

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