Una bottarella italiana alla campagna elettorale spagnola

C’era una volta l’estate del 2023 e giusto il 23 di un luglio torrido di temperatura e di prezzi al consumo in quel di Spagna i cittadini di ogni longitudine e latidudine erano chiamati alle urne. La vittoria della pugna per il governo era incerta assai. Chi vincerà? Chi vincerà? si chiedevano angosciati tutti i direttori delle varie agenzie di sondaggi pre/post/durante/davanti/dietro/minuto zero del voto. E giù di statistiche, tendenze, decisioni last minute, interviste nei quartieri alti e nei bassifondi, titoloni ossessivi per tormentare i cittadini e scoraggiare l’astensionismo.

I politici facevano le bizze in TV e alla fine nessuno spiegava realmente quali fossero i programmi elettorali salvo alcuni decisi ragazzotti svelti di pugno che invece le idee le avevano chiarissime: fare tabula rasa di chiunque non la pensasse come loro. Il cruccio principale dei ragazzotti era che sapevano benissimo di essere il rimorchio della destra “moderata”, cioè un po’ meno franchista di loro, e che loro sdegnosamente definivano come “derechita cobarde” (in pratica la “destrina vigliacca”). Sulla scorta di un discreto successo alle ultime regionali, accarezzavano il sogno di arrivare a governare in coalizione. Governare da soli era un progetto che si riservavano per il 2027, se tutto andava bene dal loro punto di vista. Tanto per non lasciare nulla di intentato, tra un pugno e l’altro pensarono bene di ricorrere al soprannaturale, per cui telefonarono alla Fatina Melonina perché desse una bottarella di vita italiana alle truppe ammosciate dal caldo.

La Fatina, speranzosa, si palesò in un discorso che faceva appello direttamente alla categoria sociale da cui tutti dipendiamo per la nostra sopravvivenza: gli agricoltori. La Fatina scema non era, si era ben informata e sapeva che già da tempo Vox stava promettendo l’Eldorado al mondo rurale. Dunque la Fatina esordì e s’infervorò in una perorazione della causa degli agricoltori italiani e spagnoli obbligati dai cattivoni di Bruxelles a obbedire a norme da “dittatura ecologista” che pretende di escludere l’uomo dal mondo per far sopravvivere esclusivamente il pianeta spopolato.

Il popolo voxiano dovette accontentarsi di un video (ma le fatine non volavano??). Algida, la Fatina lesse con occhi sbarrati da pesce sul bancone del ghiaccio il gobbo scritto in spagnolo impappinandosi in certi punti ma con sonora efficacia ed esortò i Fratelli Spagnoli (cioè Vox) a unirsi ai Fratelli d’Italia (cioè il suo partito). Non rispolverò la litania di “sono una donna, sono una mamma” perché tanto già la volta precedente aveva intronato tutto il popolo reazionario che si destreggia meglio con messaggi martellanti e di semplice sintassi. Tanto per darsi un tono, la Fatina la buttò piuttosto sulla citazione colta chiamando in causa Roger Scuton. I ragazzotti, poco avezzi non dico ai libri, ma neppure alla Wikipedia, rivolsero lo sguardo smarrito al loro santone Abascal che gli fece segno di lasciar perdere che anche se non capivano, andava bene lo stesso.

Il fatto tangibile però è che in questo torrido luglio uno dei beni di consumo che rallegra le papille di poveri e ricchi, più sano di un gelato e più diuretico di una botte di melissa, è diventato proibitivo. Il cocomero, una volta umile cenerentolo e dato per scontato, oggi troneggia tra i beni che vantano 24 carati, se non oltre. Tra le cause principali non c’è Putin, non ci sono quelli di Bruxelles e non ci sono i dittatori ecologisti, bensì la pura e semplice SICCITÀ. I cocomeri son pochi perché si bruciano lungo il cammino della maturazione. I prezzi si alzano. Causa ed effetto. Ma i ragazzotti dal pugno facile in questo caso non colgono il nesso, per cui la Fatina gli raccontò quello che vogliono sentirsi dire, e cioè che i cocomeri ora son d’oro “per colpa degli ecologisti”.

La Spagna vanta una fioritura di influencer agricoli e politici che appoggiano filosofie del linguaggio secondo le quali se si sfrondano le voci “ecologia” o “cambiamento climatico” i problemi cessano di esistere (proprio come vorrebbero fare con chi non la pensa come loro). Spavaldi, alcuni di essi, ripetono a pappagallo le consegne distribuite in comode fotocopie dalla lunga mano che si diparte dal corpaccione di Trump e si estende fino alla Russia, passando per Roma a salutare la sorella d’Italia. D’altronde, secondo le destre, il mondo dev’essere inquadrato sempre e comunque, per cui un gergo di mille vocabili al massimo gli risulta più che sufficiente.

Tanto è vasta l’indigenza dialettica e son così pochi i giorni che mancano alle elezioni che anche noi “ecologisti terroristi” non abbiamo altra scelta che implorare a nostra volta la Fatina perché faccia un miracolo, rivolgendole la seguente prece:

Orsú, Fatina, tu che eliminando gli ecologisti elimini la siccità, tu che smantellando l’Europa guarisci tutti i mali, avvocata nostra, guardaci con i tuoi occhi misericordiosi e invece di far prendere voti ai ragazzotti scazzottanti di Vox, facci fiorire un bel po’ di cocomeri, perché di zucche ne hai già fatte fiorire tante!

Testi: Nadia Zamboni Battiston

Foto di copertinaTangerine Newt su Unsplash

Rispondi

Scopri di più da Acid Valley Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere