Acqua, sapone e nobiltà

L’immagine che conservo di Delia Scala è quella di una ragazza sbarazzina e moderna, accessibile, educata e simpatica. Il corpo perfettamente proporzionato le permetteva di indossare abitini cortissimi senza scadere nella volgarità. Rivedendola nel video del Supermercato dove, tra l’altro, appare un giovanissimo Gianni Brezza futura icona del modern jazz televisivo, noto una bravura a tutto tondo: mentre canta un testo lunghissimo e complesso (praticamente un racconto), balza da un carrello all’altro e danza con una naturalezza che fa sembrare tutto facile; ma non è finita qui: si tratta di un numero di varietà che allo stesso tempo veicola una critica al consumismo, o comunque all’imbambolamento provocato dall’ambiente del supermercato. Siamo negli anni ’70 e stiamo per abbandonare le botteghe per entrare nella modernità del self-service, con tutto quello che ne consegue.

Lasciando agli autori  Amurri e Jurgens il merito di testi e regia del popolarissimo “Signore e Signora”, con tanto di Lando Buzzanca, e tornando a Delia Scala, è facile comprendere perché questa ballerina e attrice cinematografica riuscì a fare tanta presa anche sul pubblico televisivo. La bellezza naturale, l’infinita grazia nel movimento coltivata con gli studi di danza classica, l’accattivante sorriso che ispirava simpatia e trasmetteva buona educazione si prestavano perfettamente per la didattica implicita di un varietà che ripercorreva la vita di una coppia dal fidanzamento al matrimonio (non è per nulla casuale la coincidenza con la discussione sulla legge del divorzio in corso in quegli anni). Sulla scena italiana dell’epoca le grandi figure della canzone e del cinema, con le loro curve esasperate e le sfide al perbenismo, più che rassicurare, turbavano i sonni. Al contrario, Delia poteva divertire grandi e piccoli per la connotazione “acqua e sapone” che le venne affibbiata e che praticamente non l’abbandonò mai.

Fa impressione pensare che il suo nome artistico, che trasformò Odette in Delia e Bedogni in Scala, in allusione ai suoi studi di danza alla scuola del teatro della Scala, venne inventato da un mostro sacro della letteratura quale Italo Calvino (sul set di “Anni Difficili” di Luigi Zampa, nel 1948). Le biografie citano una vita privata contrassegnata da gravi lutti, eppure la professionalità la indusse a rispettare al massimo delle sue possibilità il dettame dello “show must go on“. Sono cose d’altri tempi, lontanissime dalle lacrimucce davanti alle telecamere che i “famosi” di turno ci propinano a spron battuto ai giorni nostri. Delia Scala, assieme a tanti altri personaggi dello spettacolo a lei contemporanei, viene da un mondo che stava scoprendo la modernità, ma che conservava ancora il garbo e lo spessore della professionalità autentica e dell’essere persona più che carne da reality. (n.z.b.)

 

Fonti: Wikipedia, Ansa, youtube

 

 

 

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