La Baia dei Porchester

Per quanto ci si sforzi, una volta che un sostanzioso gruppo di appartenenti allo stesso ceto, partito, squadra di calcio, ecc.,  viene stipato in luogo angusto, ne scaturisce una metamorfosi attraverso la quale l’individuo cessa di essere tale e si trasforma in massa, per cui la reazione da furor di popolo ha la meglio sulle piene facoltà dei membri della congregazione. Ne deriva che il connubio tra schiacciante preponderanza di mandrilli, convinti di appartenere all’alta gamma umana, tronfi delle proprie giacche e cravatte, e le hostess con dress code da villa Arcore, non poteva che essere foriero di comportamenti genitalizzati, con la conseguenza che il personale di sesso femminile fosse trattato alla stregua di una mandria di cappuccetti rossi vaganti nella sala di un certo hotel che chiameremo col nome di fantasia di “Porchester Hotel“. Al diavolo i secoli di tradizioni di club a esclusivo accesso maschile dove si condividevano hobbies e conversazioni filosofiche di fronte a una sana birra locale! Cosa è andato storto stavolta e proprio in una cena di beneficienza? La colpa non può che essere di chi ha avuto la pensata di prescindere da personale maschile, chiaro: se piazzi Eva con la mela in mano, l’unico sfocio possibile è che il sempliciotto di Adamo se la mangi.

Il fenomeno della contaminazione della strafottenza l’ho visto succedere in gioventù, durante l’esperienza di camerierato da fine settimana, quanto nel Veneto timorato di dio (dove, tuttavia, le bestemmie erano patrimonio culturale) in occasione di banchetti della prima comunione, o dei matrimoni, la popolazione maschile, afflitta in particolare dalle cameriere non sufficientemente sorridenti, intonava canti da caserma e non perdeva occasione per comunicare a tutti le pulsioni che gli si agitavano nelle mutande.

Lo stesso fenomeno lo si vede ogni anno alla feste dei tori, dove migliaia di complessati cercano la dimostrazione della loro virilità mescolandosi alla corsa delle bestie e talora spingendosi oltre con le astanti femminili. E poi i trionfi di Arcore, dove la carne da macello veniva offerta in divisa da infermiera comprata al sex-shop, han fatto scuola.

Ricordo che le pioniere spettatrici dello strip-tease maschile si sforzavano in tutti i modi di eguagliare gli eccessi comportamentali da postribolo. Furono molto criticate. Non so fino a che punto la cosa funzioni ancora, al di là delle feste di addio al celibato in Spagna in cui il bellimbusto in braghette e stivaloni da Village People nel climax dello show sottopone la futura sposina alla prova della fellatio davanti a tutta l’umanità. Non credo che tra i due emisferi ci sia una reale differenza, c’è solo un abile sfruttamento commerciale della malizia e dei sottintesi, oltre al pungolamento genitale che, infallibilmente, fa centro. A vincere, in quella che viene venduta come celebrazione dionisiaca e che molto più semplicemente è un’orgia del desiderio represso, è sempre la stessa massa invasata e prepotente che, alla fin fine, vuol solo fare festa a qualsiasi costo. (n.z.b.)

 

Photo by Jonathan Francisca on Unsplash

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