Nel 1650 un certo John Woodbridge, pastore della chiesa di Andover, Massachussets, giunse a Londra tenendo sotto il braccio un manoscritto di poesie scritte dalla cognata Anne Dudley Bradstreet, che quasi non conosceva personalmente. Woodbridge diede il libro alle stampe e la raccolta fu intitolata The Tenth Muse Lately Sprung Up in America (La decima musa è apparsa in America ultimamente). L’opera incuriosì soprattutto per la provenienza dal Nuovo Mondo e acquisì popolarità per la bellezza dei suoi versi. L’autrice, almeno inizialmente, fu inconsapevole della pubblicazione e del successo dei suoi scritti. In seguito fu “forzata” dagli eventi a fingere di ignorarne l’esistenza. Quando nel 1666 ne fu annunciata una seconda edizione, l’autrice dedicò al proprio libro versi intrisi di modestia, parlandone come di una creatura “sgrammaticata” partorita da una mente “malaticcia”, concepita in forma “inadatta per la luce” e dal “volto talmente irritante” che poteva suscitare affetto solo in sua madre. Ancora una volta, la dissertazione in versi veniva ricondotta al quotidiano con la solida metafora di una genitrice che tenta in tutti i modi di rendere presentabile un marmocchio vagabondo, fuggito di casa e intrufolatosi in ambienti al di fuori della sua portata.

(…)
At thy return my blushing was not small,
My rambling brat (in print) should mother call, 
I cast thee by as one unfit for light, 
Thy visage was so irksome in my sight;
Thy blemishes amend, if so I could:
I washed thy face, but more defects I saw,
And rubbing off a spot still made a flaw.
(The Author to Her Book)

Si tratta solo di timidezza nei confronti degli sconosciuti che nella sua patria d’origine avevano avuto accesso all’intimità dei suoi pensieri? Del timore di non essere degna di far parte di un mondo letterario totalmente soggetto all’amore per Shakespeare? Di un senso di inferiorità per il fatto di essere donna? È una reazione piuttosto complessa da comprendere in tempi di selfie e auto- celebrazione da social network. Come avviene anche in occasione di versi dedicati a Sir Philip Sidney e a Du Bartas, che l’autrice riconosce come maestri e fonti di ispirazione, la modestia, oltre a sintonizzarsi con la mentalità Puritana, era anche una posa strategica per scoraggiare eventuali detrattori (un po’ come se le potenziali vittime di mobbing usassero Facebook auto-denigrandosi, per prendere in contropiede gli stalker). Di una cosa Bradstreet era sicura: che l’esser donna non era una carta vincente in letteratura. Osserva Eavan Boland, parlando di “The Author to Her Book”, che la poesia si conclude con un significativo “If for thy father asked, say thou hadst none” (se ti chiedono di tuo padre, di’ che non ce l’hai); in pratica: “sei fatto male, perché in verità nessun uomo ci ha messo lo zampino” e prosegue dicendo “e che tua madre purtroppo è povera, per questo ha dovuto cacciarti di casa”.

Da ragazza Anne Bradstreet, nata Dudley, aveva trascorso belle serate in famiglia a leggere a due voci i propri versi con suo padre, che l’adorava e aveva destinato notevoli risorse per la sua educazione. Nata in seno al Puritanesimo, si sposò a sedici anni con Simon Bradstreet, altrettanto impegnato nella causa Puritana. Nel 1630 tutta la famiglia emigrò in Massachussets. Anne disse che in America trovò “un nuovo mondo e nuove maniere” e che il suo cuore “sollevò una resistenza” ma che poi “convinta che fosse la volontà di Dio, l’accettai e mi unii alla chiesa di Boston”. Tanto per fare un quadro della situazione, alle serate poetiche dell’Inghilterra, si sostituirono gli inverni a Salem, Massachussets, in cui i Dudley e i Bradstreet erano costretti a convivere in un’unica stanza, quella in cui c’era un caminetto. Tutta la famiglia si trasferì varie volte, nella speranza di miglioramento della propria situazione e così dopo Charlestown, Cambridge (chiamata Newtown), Ipswich, infine Dudley e Bradstreet si stabilirono ad Andover nel 1645.

Continua a scrivere, ispirata dalle cose di tutti i giorni, o dagli eventi più significativi della storia famigliare, come la nascita del primo figlio, l’assenza del marito per un incarico pubblico, l’incendio della sua casa nel 1666 che distrusse la sua preziosa biblioteca. Nei versi dedicati alla propria casa bruciata, conclude definendo tutti i propri averi come “pelf” (letteralmente “soldi sporchi”); si dimostra dunque disposta a rinnegare il piacere del possesso di libri e oggetti e a chinare il capo di fronte alla volontà di colui che le ha chiesto un ulteriore sacrificio.

A livello sociale il Puritanesimo incoraggia senza dubbio la modestia e la donna, come sempre avviene in ambito religioso, non poteva che essere “sorvegliata speciale”. Il volto uniforme della società dell’epoca stava covando in quel momento il “seme” dei processi di Salem che ben presto avrebbero messo sotto torchio molti dei suoi membri con l’accusa di stregoneria, in un’escalation di sospetti e condanne partita dal comportamento “inconsueto e inspiegabile” di due ragazzine, arrivando a imputare le persone persino sulla base di sogni e premonizioni. Anne Bradstreet non era nella posizione di reclamare fama e popolarità. Sinceramente ignara della pubblicazione del proprio libro, ne sminuì il “successo” anche per reiterare la mancanza di pretese, veicolando attraverso la modestia letteraria anche la modestia di cittadina esemplare.

Tra le sue composizioni più celebri c’è “To My Dear and Loving Husband” dove, tuttavia, con una dichiarazione del sentimento che sfida qualsiasi altra donna a “compararsi con lei, ammesso che possano” l’autrice pare dimenticare momentaneamente il buon proposito di non spiccare dalla massa. In questo caso né il pudore, né la modestia di cui sopra la trattengono dal dichiarare che il suo amore è così ardente che “i fiumi non potrebbero estinguerlo”, o dal vantarsi rispetto alle altre donne. Attribuendo al proprio sentimento la possibilità di garantire ai coniugi vita eterna, rimette il suo ardore sul binario corretto e l’eros viene sublimato in anticipazione di eterei paradisi.

To My Dear and Loving Husband
If ever two were one, then surely we.
If ever man were loved by wife, then thee;
If ever wife was happy in a man,
Compare with me, ye women, if you can.
I prize thy love more than whole mines of gold
Or all the riches that the Earth doth hold.
My love is such that rivers cannot quench,
Nor ought but love from thee, give recompense.
Thy love is such I can no way repay
The heavens reward thee manifold, I pray.
Then while we live, in love let’s so persevere
That when we live no more, we may live ever.

L’intimità e la tenerezza dei versi non occulta una certa sensazione di privilegio. Come per il resto delle situazioni quotidiane, lo stupore per la perfezione del creato la induce a cedere totalmente alla grandezza di Dio e le ispira riflessioni che plasmano le sue rime, solenne diario quotidiano ed esempio di resistenza alle avversità del Nuovo Mondo. Va ricordato comunque che il richiamo religioso era imprescindibile per legittimare la produzione poetica: la lode a Dio doveva prevalere sulla tentazione della celebrazione dell’operato dell’uomo. Nell’altra celebre poesia dedicata al marito assente per lavoro, ne reclama con forza la presenza fisica e nella descrizione dei momenti di nostalgia, abbondano gli aggettivi che sottolineano la freddezza (“cold“, “frigid“, “chilled limbs“). In attesa del calore del Sole del Capricorno che riscalderà cuore e membra fredde, si accontenta di osservare “i frutti” del suo amore che sono il vivente ritratto del padre. Qui Bradstreet rispetta i dettami religiosi, in quanto il matrimonio per i Puritani era la base della procreazione e dell’educazione delle generazioni future alla costruzione del Regno di Dio; tuttavia l’amore coniugale non avrebbe dovuto distrarre dall’amore divino, per cui l’autrice si addentra in un territorio pericoloso quando il suo attaccamento erotico si rende palese. Come avviene per la chiusura di “To My Dear and Lovely Husband“, Bradstreet sfrutta gli strumenti intellettuali di cui dispone per riuscire ad esprimere con una certa franchezza il rammarico per l’assenza fisica dell’amato, ma con le metafore astrologiche mantiene il tono sublime che legittima il sentimento.

Return, return, sweet Sol, from Capricorn;
in this sad time, alas, what can I more
than view those fruits which through thy heart I bore?
Which sweet contentment yield me for a space,
True living pictures of their father’s face.
Oh strange effect! now thou art southward gone,
I weary grow the tedious day so long;
But when thous northward to me shalt return,
I wish my Sun may never set, but burn
Within the Cancer of my glowing breast,
The welcome house of him, my dearest guest.
(A Letter to Her Husband, Absent upon Public Employment)

C’è chi azzarda l’ipotesi di femminismo dell’autrice. L’essere persona di sesso femminile con un’educazione superiore rispetto alla media dell’epoca le diede i mezzi espressivi per far scaturire pensieri elevati dalle semplici conquiste quotidiane. Il fatto che “suo malgrado” spiccasse intellettualmente non necessariamente le fa assumere un ruolo di sfida rispetto a ruoli e convenzioni sociali. L’ipotesi di femminismo possibilmente si fonda sulla poesia “In Honor of that High and Mighty Princess Queen Elizabeth of Happy Memory” scritta nel 1643, e quindi inclusa nella raccolta “The Tenth Muse“, dove rivela una certa insofferenza nei confronti dell’arroganza patriarcale attraverso una sottile dissertazione sulle doti della Regina Elisabetta, esaltandone le qualità politiche e l’importanza storica ed è vero che qui arriva persino a trasmettere un implicito rimprovero ai lettori maschi per la tendenza a ridicolizzare le donne.

Dopo la pubblicazione della raccolta nel 1650 Bradstreet, una volta compiuto l'”atto di dolore”, si stacca dai toni elevati con cui tenta di imitare i grandi poeti che l’ispirano, abbandona la lotta per dimostrare di essere alla loro altezza e lascia fluire più apertamente la propria ambivalenza su questioni concernenti fede, grazia, salvezza, raggiungendo una maggiore pienezza della propria espressione poetica. (Nadia Zamboni Battiston)

BradstreetAnneStdGls
Anne Bradstreet, 1612-1672

 

Fonti:

The Norton Anthology of American Literature (R.Gottesman, F.Murphy, L.B.Holland, H.Parker, D.Kalstone, W.H.Pritchard, New York, 1980).

Poetry Foundation, Chigago, IL, USA, Anne Bradstreet

Poetry Foundation, Chicago, IL, USA Eavan Boland, “Becoming Anne Bradstreet

 

 

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