Il ciclone conservatore spazza via le roccaforti dei socialisti in Spagna

Diciamoci la verità: essere di destra è comodo, ti basta seguire due o tre linee guida e lasciar fare al tuo amato leader. Le linee guida della destra attuale non potrebbero essere più semplici: 1) chiunque non appartenga al mia cerchia ristretta è un potenziale nemico. 2) chi comanda ha saputo fare i soldi e li farà fare anche a me. 3) chi comanda difende il mio paese, cioè difende me. 4) le grandi compagnie e gli impresari in genere sono dei benefattori che portano lavoro e benessere. 5) quando c’era “lui” (Mussolini, Francisco Franco o Hitler) si stava meglio. E poi? Ah siii! 6) comunismo è sinonimo di delinquenza e i rossi vanno stroncati alla radice.

Con la silurata delle elezioni locali in Italia e in Spagna il popolo ha dato un chiaro messaggio: siamo di destra e vogliamo esserlo. La faccenda italiana che ha coronato Meloni è maturata lentamente e con costanza. In Spagna questa reazione sorprende un pochino di più: Sánchez ha aumentato pensioni e salario minimo, ha negoziato il prezzo dell’elettricità e ha abbassato l’IVA dalla bolletta, ha affrontato decentemente la pandemia e la cosiddetta “crisi economica provocata dalla guerra”. In questo momento in cui ha convocato elezioni in luglio, ci sono una sessantina di altre leggi di miglioramento della vita familare e cittadina che non vedranno più la luce. Quali sono i peccati di quest’uomo? Il rosso della sua bandiera, il partito con cui è entrato in coalizione, cioè Podemos, e i vari partiti rivendicanti autonomie con cui in qualche modo ha stabilito un dialogo e che gli sono stati fondamentali per mandare avanti il governo.

La destra spagnola oramai è monopolizzata dal Partido Popular, rappresentanti della borghesia e di chi crede di appartenervi, e da Vox, all’estrema destra e rappresentante di moltissime menti che non vogliono complicarsi la vita. Proposte per il futuro? “Eliminare il terrorismo climatico”, “Eliminare il terrorismo ETA” (che ha cessato il fuoco dieci anni fa, credo), “far cadere un governo usurpatore e illeggittimo” (???). Per televisione, sui social e anche sulle TV private di orientamento non conservatore le facce di Feijó, Ayuso e di tutti gli esponenti del Partido Popular e Vox continuamente in prima pagina con i loro inverosimili messaggi hanno fatto il resto.

È facile essere di destra ed è facile fare delle cazzate quando si è di sinistra, ne cito alcune. Tra i principali episodi pompati a più non posso dai giornali abbiamo: 1) un errore prevedibile commesso da Podemos con la legge sulla violenza sessuale (unica occasione in cui il volto di Irene Montero era sbandierato in prima pagina). 2) Bildu, partito basco, che mette in lista ex-terroristi (di qui l’aggancio fantastico per la destra per strombazzare che ETA sarebbe tornata a colpire e che Sánchez era d’accordo. 3) alcuni consiglieri socialisti beccati nella Spagna profonda a comprare voti (guarda caso “scoperti” e strombazzati giusto prima delle elezioni). 4) Podemos, Sumar, Izquierda Unida che non riescono a trovare un accordo per presentarsi assieme alle politiche per “eccesso di personalità politica”.

Dicono che la gente di sinistra non sia neppure andata a votare, mentre quelli di destra hanno mobilitato persino i cadaveri. Son troppe le volte che ho visto succedere questi fenomeni per accettare una leggenda metropolitana come spiegazione della sconfitta. Diciamo invece la triste verità: la destra, con i suoi unicorni fiscali e solidi principi presi a prestito da santi e madonne, è rassicurante per la schiacciante maggioranza dei cittadini. I mezzi di comunicazione e un progetto globale della destra cominciato tanti anni fa, quando ancora si distribuivano i ciclostili con i discorsi confezionati che sono culminati con Trump presidente degli USA, hanno divertito e imbambolato in egual misura.

Dunque, la destra vince e per quel che si dice vincerà anche il 23 luglio in Spagna, amen. (n.z.b.)

Foto di copertina di mahdi rezaei su Unsplash

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