Essere contro la maternità surrogata senza essere meloniani si può e si deve
No, non è un articolo sugli allevamenti intensivi. È una riflessione sull’argomento della maternità tanto osannata quanto bistrattata alla resa dei fatti. Procederò per blocchi tentando di essere lapidaria visto che i partiti politici ce la mettono tutta per intorbidire le acque.
Maternità surrogata o, detto chiaramente, utero in affitto
Una pratica in cui “spontaneamente” una donna sana mette a disposizione di chi non può avere figli il proprio corpo per la gestazione di un embrione in vitro, scaturito dall’incontro tra sperma e ovulo come natura detta ma non necessariamente provenienti dalla coppia desiderante il figlio. Se lui non ha sperma ma lei ha ovuli, ci pensa il donatore di seme; se lei non ha ovuli ma lui ha sperma, interviene una donatrice di ovuli (che può anche coincidere con la prestatrice di utero). I gameti in questione si uniscono, gli embrioni scaturiscono e si congelano in attesa di locazione. Ma torniamo all’altruista donna. Dove questa pratica è permessa, pare ci siano casi di aiutini forniti da madri a figlie, situazioni di donne impossibilitate da gravi malattie generosamente aiutate da qualche parente, spesso la sorella. Le cronache generalmente si fermano al momento del recapito del neonato. Poco è il materiale che circola sul “dopo” parto e sul percorso psicologico della buona samaritana. In qualsiasi clinica della fertilità abbondano i cartelloni con rubicondi neonati amorevolmente accuditi da adoranti genitori, ma nessuno si sognerebbe di includere nel quadretto l’angelo delle viscere che ha reso possibile il miracolo. Chi è madre non ha bisogno di tante spiegazioni per immaginare quanto gravoso e sconvolgente possa essere il momento della cessione del frutto del proprio ventre. Tant’è che è molto più facile trovare una “volontaria” a pagamento abitante in paesi che non vanno tanto per il sottile e dove la legge ammette questa pratica. Paesi in cui il consumismo imbeve qualsiasi aspetto dell’esistenza e dove è concepibile che una donna povera, in assenza di altre opportunità, venda il proprio corpo per sfamare figli propri, o per pagare il mutuo della casa. Paesi in cui il percorso psicologico della partoriente ha lo stesso valore del disagio di un tossicomane, cioè zero, perché tanto l’assistenza sanitaria fatta come si deve è riservata a chi lavora sotto un padrone che gli paga la polizza privata. Chi dispone di cifre che vanno dai 40.000 ai 140.000 Euro e oltre può commissionare una creatura, ad esempio, a Miami (U.S.A.) o in Ucraina. Secondo un’agenzia trovata in Internet, la medesima offerta di uteri altruisti esiste in Georgia, Grecia, Russia, Albania e Repubblica Ceca.
Il rimpatrio con il neonato
È questo il momento in cui molti paesi non dispongono di una regolamentazione chiara. Parlando della Spagna, i neonati vengono registrati come figli della coppia non essendoci nulla che legalmente lo vieti e sulla base della documentazione rilasciata dalla clinica (vedi il caso descritto nel post “Malintesi uterini“). In Italia immagino che finora sia avvenuta la stessa cosa. Di per sé, calcolando che la maternità surrogata in Europa è vietata, il fatto di iscrivere i neonati sarebbe una contraddizione, ma di fronte al fatto compiuto è prevalso finora un atteggiamento umanitario (o almeno credo che questo sia stato lo spirito della cosa). Chiaramente, questo non ha scoraggiato chi aveva le possibilità economiche, dall’imbarcarsi in questo tipo di progetto familiare. Adesso che in Italia al regime sono arrivati i castigamatti difensori delle famiglie tradizionali tanto per dare la caramellina ai votanti si sta pensando bene di rimettere in questione queste famiglie dimostrando un totale disinteresse per i diritti e la serenità del minore, ignaro ed esente da qualsiasi colpa. Sappiamo bene che per la destra “l’importante è partorire” e che il destino del prodotto del parto non riveste eccessiva importanza. Tanto per non farsi mancare nulla, i castigamatti insistono soprattutto sulla presunta irregolarità delle famiglie omogenitoriali che hanno tutta l’intenzione di affossare in un punitivo limbo burocratico.
Politici di sinistra in stato confusionale
Quando in Spagna è balzato sui rotocalchi il caso della mamma-nonna da utero in affitto, praticamente tutti i partiti politici si sono schierati nella condanna del fatto, nel ribadire l’illegalità di tale pratica e la necessità urgente di impossibilitare il riconoscimento di neonati provenienti dall’estero in modo da escludere del tutto il ricorso a questo escamotage da vecchi benestanti. Qualche papà candidato politico ci ha rimesso la candidatura, alcuni famosi son stati chiamati in causa e per qualche giorno si son dati al confino mentre ad altri non gliene poteva fregare di meno, tipo Miguel Bosé che prima ne ha comprati 4 di figli e poi quando si è stufato ha scaricato il marito e 2 dei figli. In Italia la fiammante Schlein si è pronunciata a favore della gestazione surrogata e si dichiara aperta al dialogo con chi la pensa diversamente all’interno del PD. Chiaramente è la politicata facile che tenta di catalizzare tutti gli omogenitoriali incazzati con Meloni; l’esordiente trova un appiglio contro i castigamatti e il fatto di mettere in vendita i diritti umani di donne e bambini nati e nascituri non la sconvolge più di tanto. I futuri dialoghi sull’argomento in seno al PD, se mai ci saranno veramente e se l’esordiente non viene silurata prima, saranno da antologia.
Comincia “bene” finisce in low-cost
Perché questa pratica va assolutamente stroncata? Ricordiamoci di quando è stata prodotta la prima automobile: quanti potevano permettersela? Nessuno. Com’è riuscito Ford a popolarizzarne l’acquisto? Rendendo il prodotto accessibile a più tasche. È la legge del mercato, dolcezza. In una società che si decide e che può arrivare a fare i figli in tarda età e trova mille ostacoli naturali, la necessità di commissionare bambini potrebbe diventare drammatica. Per lo stesso motivo in questi ultimi decenni son fiorite ovunque le cliniche della fertilità. Se un domani la richiesta di figli da parte delle società anzianizzate dovesse impennarsi, come si otterrebbero prodotti a prezzi accessibili? Non è difficile prefigurarsi i macro-allevamenti in Messico, in Africa, in Asia.
Aiuti per diventare genitori
Intendiamoci bene: nel momento in cui una coppia, sia essa etero o femminile, o una donna single, mette in gioco il proprio corpo ha il sacrosanto diritto di ricorrere a inseminazione artificiale, fecondazione extra-uterina, selezione di embrioni sani, donazioni di sperma e ovuli e di fare tutti i tentativi possibili e immaginabili che la scienza mette a disposizione per arrivare a procreare. L’alternativa, considerato che diventare genitori è una missione, sono l’adozione e l’affido, massima espressione di altruismo, generosità disinteressata e amore. Se c’è una lotta senza esclusione di colpi che tutte le coppie eterosessuali, omosessuali, le persone single desiderose di farlo, le famiglie con spirito di soliderietà dovrebbero portare avanti è esattamente l’agevolazione ad accedere all’adozione in tempi ragionevolmente brevi, senza restrizioni di carattere sessuale, religioso o economico e con tutte le tutele del caso, attraverso istituzioni pubbliche ed enti totalmente privi di scopi di lucro, accompagnati da uno Stato che pensa innanzitutto al benessere dell’infanzia. (n.z.b.)
Foto di copertina di Kelly Sikkema su Unsplash



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