Femminismo viscerale e sinistra timorata di Dio
Una lunga traiettoria ha portato Irene Montero dalla piazza in cui Podemos ha lanciato i primi vagiti fino all’incarico di Ministra dell’Uguaglianza nel governo di coalizione PSOE-Unidas Podemos. L’abbiamo vista fin da ragazza agguerrita, con una bella faccia pulita, un po’ rompipalle. Esprimendosi senza giri di parole ha sdoganato il femminismo e ha innervosito parecchio le destre spagnole che sono ricorse a mezzi di ogni tipo per screditarla e demonizzarla. Lei e il marito Pablo Iglesias sono stati sottoposti all’assedio continuo da parte di psicopatici nullafacenti che tutte le sante mattine li aspettavano sulla porta di casa per insultarli. Quando le sue gravidanze diventavano di pubblico dominio, i fanatici tentavano di intrufolarsi in ospedale per appropriarsi delle ecografie -forse per capire se i bambini avevano il gene del comunismo- rabbiosi di non poter accusare la coppia di essersi rivolta a strutture private. Due dei suoi figli sono nati prematuri e impietosamente la stampa restava in agguato fuori dall’incubatrice per accertarsi che effettivamente i bimbi fossero curati in un ospedale pubblico. Quando il marito Iglesias si è assentato per paternità, è stato sbeffeggiato e deriso, come non poteva essere altrimenti da parte di chi abbaia le proprie idee con sillogismi primordiali. Con la decandenza del linguaggio in ambito parlamentare, una signora di estrema destra che scalda il seggio è arrivata ad accusare Irene -in politica come attivista dal 2014- di essersi fatta strada solo perché andava a letto con Iglesias. Nel frattempo, in tutte le minuscole televisioni locali di stampo conservatore qualsiasi bovaro, cacciatore, torero, signora dei quartieri alti con tendenza alla scurrilità e chi più ne ha ne metta si sentiva e si sente in diritto di ironizzare sulla sua vita privata, con fantasie incredibilmente dettagliate sulle sue presunte prodezze sessuali.
In definitiva, le destre, come unica difesa della loro roccaforte medievale hanno sempre e solo attaccato la Ministra attraverso l’accusa di esercitare la prostituzione o giù di lì. Per chi ha un minimo di sale in zucca, questa strategia da zotici non è altro che la conferma dell’urgente necessità dell’esistenza del Ministero di Uguaglianza -che l’attuale leader della destra, convinto di vincere le elezioni in luglio ha già promesso di chiudere- e di un’operato di bonifica mentale che riesca a far comprendere a un certo settore della società che anche le donne sono gente.
Mi inchino di fronte alla resistenza mentale di questa donna con cui non sono sempre stata d’accordo ma di cui riconosco la tempra, il coraggio, la schiettezza verbale, la passione politica, l’abnegazione e la sincera volontà di lavorare per una società non sfacciatamente improntata sugli interessi privati.
Le destre sono le destre ed è risaputo che la capacità dialettica e la mediazione semplicemente non fanno parte del loro orizzonte, anzi! Secondo i due neuroni operativi della destra spagnola, l’unica società possibile è quella in cui non esiste nessuno che non sia di destra. Pertanto Unidas Podemos poteva e doveva solo scomparire.
Ed ecco il tasto ancora più dolens. Chi sarà a sigillare la bara politica di Podemos e ad affossare Irene Montero e tutti i filistei? Sarà forse il galiziano più amato dai conservatori, Feijó, leader del Partido Popular? Sarà forse il testosteronico Santiago Abascal di Vox mentre inforca con le gambette tozze l’ippogrifo? Niente di tutto ciò! I suddetti cavalieri dell’Apocalisse del Governo non son costretti a sporcarsi le mani perché, come sempre, la sinistra sa e può fare i lavoretti di autocastrazione avvalendosi della tecnologia più avanzata.
Sempre di Galizia si tratta, terra munifica di politici apparentemente innocui ma in verità letali; a vestire i panni del Dottor Morte entra in scena la sorridente Yolanda Díaz che dopo essersi mossa in ambito Podemos (di cui, va detto, non ha mai fatto parte) e aver ricevuto da Podemos il calcio in culo per arrivare fino alla Vice-Presidenza, ha pensato bene di cucirsi addosso un movimento di sinistra che tanto per ispirare ottimismo ha denominato “Sumar” che in spagnolo sta per “Sommare” (ma non unire, direi io).

All’abile Yolanda va riconosciuta un’eccezionale capacità conciliatrice da pugno di ferro in guanto di velluto che l’ha resa promotrice di accordi con i sindacati che altri prima di lei non sono stati in grado o non hanno mai voluto raggiungere. Ora, nessuno critica Yolanda in sé e per sé. Se volessi avere una buona nemica, che mi gioca contro con fair-play e buone maniere, probabilmente sceglierei proprio lei. O almeno così credevo fino a oggi. Perché Yolandita-dalla-Galizia-con-furore, dopo tante prediche e insistenze oggi ha vinto la sua battaglia, nel senso che Podemos finirà per confluire in Sumar per le prossime elezioni, ufficialmente per dar vita a una “sinistra unita” che comunque dovrà appoggiare i socialisti per poter combinare qualcosa. Il dettaglio interessante è che Yolanda “non se la sente” di includere Irene Montero nelle sue liste.
ll punto di non ritorno, politicamente parlando, di Irene Montero è stata la legge del “solo sì è sì”. Senza dilungarci nelle spiegazioni, riassumo dicendo che l’entrata in vigore di questa legge sulla violenza sessuale, prevedendo una classificazione differente dei reati, ha avuto come conseguenza la scarcerazione di un bel po’ di violentatori. Si è trattato di uno sbaglio che poteva essere corretto o previsto dalle forze politiche. I giudici stessi avevano la facoltà di negare le scarcerazioni, ma in gran maggioranza si son sfregati le mani e hanno aperto le gabbie. Così i giornali si sono riempiti morbosamente di tutti i casi in cui effettivamente ci sono state riduzioni delle pene. Irene qui mi si è impuntata e si è asseragliata fino a contrastare la ricucitura con cui il PSOE ha tentato di rammendare il guaio che ha servito sul piatto d’argento l’argomento principe alle destre (divenute improvvisamente paladine dei diritti della donna). Ecco allora che Sumar oggi non è disposta a caricare questo fardello politico sulle proprie spalle. Ecco che Yolanda ha chiuso il cerchio e ha raggiunto il risultato sperato dalle destre: far sparire l’eredità di Podemos.
Non so quali pensieri ronzino oggi in testa a Irene Montero. Non so se la politica continuerà a far parte della sua vita. Credo di sì. Comunque vada, grazie Irene, quello che tu hai fatto e hai comunicato in tutti questi anni non era mai stato fatto e detto da nessuno. Perdona questo mondo: se a essere schietti sono quelli di destra, si interpreta che hanno le palle, se a essere schietto è qualcuno di sinistra, oltretutto donna, la società viene colta dalla cacarella tremens e si mette il pannolone. Come se non bastasse, spesso a farlo sono proprio quelli che proferiscono di avere idee di sinistra, ma non le hanno ancora capite. Grazie ancora, Irene. (n.z.b.)
Testi: Nadia Zamboni Battiston



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