Nascita e morte del sublime Joan Miró sono segnate da una coppia di date in cui la semplice danza di due cifre, 1893 – 1983, scherza con tutta una vita di scoperte, rivoluzioni e arte visceralmente legata alla terra, agli oggetti quotidiani e all’ambiente naturale. Sicuramente André Breton avrebbe individuato in questa coincidenza numerica, nella vita dell’amico, messaggi cosmici e premonizioni della traiettoria di una delle figure fondamentali dell’arte del XX secolo. Puro al punto da sfuggire l’appartenenza a correnti, Miró fu tuttavia artisticamente tutt’altro che estraneo a realtà sociali ed eventi politici del suo tempo. Fu ribelle di colorata trasparenza ed enorme sensibilità, un crogiolo di forze contrastanti da cui scaturì un linguaggio unico e personalissimo.

Quando negli anni ’70 inizia la sperimentazione della produzione di arazzi  di grandi dimensioni per la National Gallery di Washington DC, ne inizia uno anche per la Fondazione Mirò di Barcellona. Il gigantesco arazzo che oggi si contempla nella Fondazione, finito nel 1979, è un esempio di come il linguaggio pittorico sia trasposto all’intreccio di texture che costruiscono una nuova forma espressiva; di come cioè tra l’artista e la realtà lo scambio potesse assumere mille volti e non precludersi alcuna possibilità nel corso della produzione dell’opera.

Tapiz de la Fundació
Arazzo della Fondazione (1979, Joan Miró)

Sul tetto-terrazza e nel cortile della fondazione alcune opere sorprendono i visitatori e la più avventurosa è la scultura Luna, sole e una stella, in verità prototipo di un’opera concepita nel 1968 e destinata alla città di Chicago. La mancanza di fondi posticipò la realizzazione dell’opera definitiva, che oggi raggiunge i 30 metri di altezza, al 1981. Negli U.S.A. l’opera è nota come “Mirò’s Chicago” o “Miss Chicago“, quest’ultima denominazione quasi sicuramente è dovuta alle forme sinuose, da clessidra a braccia aperte solennemente incoronata da rastrello, che potrebbe anche essere una spagnolissima peineta. Il progetto dell’opera fu offerto anche alla città di Barcellona, da situarsi in una postazione che salutasse chi arrivava a Barcellona via terra.

Miss Chicago
Luna, sole e una stella (1968, Joan Miró)

Il prototipo a Barcellona restò tale e continua a chiamarsi Luna, sole e una stella. Dal cortile della fondazione, sembra abbracciare con gesto grazioso il meraviglioso paesaggio della città. Al tramonto rende onore al suo nome assimilando uno dei pianeti da cui prende il nome, salutando silenziosa chi passeggia nei giardini sul retro della fondazione, o raccontando una storia d’altri mondi attraverso il suo volto ferroso.  (n.z.b.)

miro - 1
Luna, sole e una stella (1968, Joan Miró)

Foto: Nadia Zamboni Battiston

Fonti: Fundació Joan Miró, Barcelona

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