Scrive Nijinsky nei suoi diari: “Sono Dio. Sono Dio. Sono tutto. Sono la vita. Sono l’infinito. Sarò sempre in qualsiasi luogo. Possono uccidermi, ma vivrò perché sono tutto. Voglio la vita infinita. Non voglio la morte. Scriverò sulla morte perché la gente comprenda i propri errori e li corregga. Anch’io commetto errori. Non sono un attore. Sono un uomo che commette errori”.

Nel 1919 Vaslav Nijinsky cominciò a dar segno di grave instabilità emotiva; infine si ritirò a riposare in Svizzera con la moglie Romola e la figlia Kyra, ancora bambina. Sabato 19 gennaio 1919 ballò per l’ultima volta in pubblico, in uno dei saloni dell’hotel Suvretta di Saint.Moritz. Attraverso la sua danza, il pubblico assistette a un’evocazione tragica degli orrori della guerra. Nijinsky, ai loro occhi, apparve come una creatura indomabile, una tigre fuggita dalla selva. La moglie presentò il brano al pubblico definendolo come “la danza della vita contro la morte”.

L’edizione integrale dei Diari di Nijinsky arriva a 230 pagine. Fedele trascrizione dello stream of consciousness dell’autore, vi si accavallano idee, ragionamenti, progetti, impressioni e sentimenti in perpetua contraddizione. La lettura lascia l’impressione di una personalità che, arrivata al culmine dell’espressività artistica, vede il proprio tempo infestato da fantasmi e miserie risvegliati dalla malattia che decreterà la fine dei giorni di gloria.

A Nijinsky si deve la rottura dei rigidi schemi del balletto che sfocerà nella danza contemporanea. Della sua interpretazione del Fauno esistono un paio di frammenti filmati che pur nella loro precarietà rivelano l’audacia dell’interpretazione che Nijinsky portò al limite. Nel frammento qui citato, il primo piano riproduce il momento in cui il Fauno vede la ninfa. Dall’incrocio degli sguardi scaturisce l’interruzione della staticità con un’espressione di giubilo animalesco, resa con un movimento della testa poco aggraziato e scoprendo i denti, totalmente in contrasto con la fissità delle figure femminili. Abbandonati i formalismi, Nijinsky diventa creatura mitologica, simbolo della tentazione, il cui gesto suggerisce un risveglio sessuale esplicito che, ovviamente, sconvolse il pubblico del balletto. L’abnegazione della persona a favore del personaggio era certamente dovuta al suo status di artista puro ed eletto; l’intima disperazione dell’uomo, che nelle interpretazioni giovanili diede impulso alla ribellione finì per prendere il sopravvento con l’approssimarsi del triste ritiro dalle scene che gli impedì di lasciare ai posteri ulteriori capolavori e scoperte.

nijinsky giovane

Ulteriore frammento di L’après midi d’un Faune qui

Fonti:

Diarios Completos, edizione tradotta dal francese in spagnolo da Cristina Piña, ed. Alfagura, 1996, Buenos Aires

youtube, blog YouShouldBeDancing, in lingua spagnola.

Traduzioni in italiano: Nadia Zamboni Battiston

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