Lettera dall’esilio della mente

A proposito del Diario di Nijinsky, Henry Miller disse che se il ballerino non fosse finito in ospedale psichiatrico, sarebbe quasi certamente diventato uno scrittore altrettanto significativo per i suoi tempi. La scrittura del diario ebbe per l’autore un valore catartico, di chiarimento di sé stesso a sé stesso, di progettualità che nasce e muore in poche righe, in un’alternanza di euforia e prostrazione. Il Nijinsky scrittore osserva l’uomo-ballerino che si muove sulla scena, agitato da amore e odio, in una Babele in cui si confondono le lingue che l’uomo parla nella quotidianità e i linguaggi della scena e della vita. L’uomo ballerino non aveva conosciuto altro che la danza, fin da bambino. Quando la mente lo tradisce, interpreta che il mondo sta congiurando contro la sua stessa essenza. La spontaneità della scrittura, l’assenza di un piano letterario, il getto spontaneo del pensiero sulla carta rende lo stile del Diario straordinariamente moderno. Scritto tra il 1918 e il 1919, il Diario fu riscoperto dalla moglie Romola nel 1934.

Letter to a Man, creato e diretto da Robert Wilson, è la terza occasione di collaborazione con Mikhail Baryshnikov, leggenda vivente della danza. La tournée del 2017 ha toccato Parigi, Barcellona, Atene, Buenos Aires. L’ispirazione al Diario di Nijinsky costituisce in un certo senso una logica triangolazione. La luce che disegna le atmosfere, le silhouette di natura moribonda tra le nebbie, i volti invisibili od occulti dietro il pesantissimo cerone, le ambientazioni angoscianti, sepolcrali, alternate a momenti di vaudeville beffardi così chiaramente “Bob Wilson” seguono il filo interpretativo di un Baryshnikov “totale”, attore più che mai e padrone del movimento spezzato, isterico e perfetto, voluto dal regista. E poi il Diario, espresso in russo, francese e inglese con continui corto circuiti di alternanza tra lingue, ripetizioni, frammentazioni.

L’allusione al sepolcro, alla bara, alla fissità e a un teatrino triste e marmoreo, disegnano perfettamente il tragitto disorientato della mente alla deriva su cui lampeggiano squarci di visioni sublimi, alternati ad angoli di intimità dolorosa e rassegnata. Per chi ha letto il Diario, ama il teatro di Robert Wilson e ama la danza, Letter to a Man è semplicemente la sintesi perfetta. (Nadia Zamboni Battiston)

 

Fonti; youtube, http://www.robertwilson.com, Adelphi Libri,

Diarios Completos, edizione tradotta dal francese in spagnolo da Cristina Piña, ed. Alfagura, 1996, Buenos Aires

 

 

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