Mi riferisco alla data del 25 dicembre. Momento strano:  inchieste e statistiche ci dicono quanti milioni la gente spenderà per cibarsi alla vigilia, quanti milioni si spenderanno in regali e ancor meglio, quanti milioni si spenderanno in viaggi. Ciò giustifica un intero mese di schiavismo di commessi, fornitori e commercianti e di incoraggiamento al consumismo imbambolato sotto la profusione di luci, angioletti, palle di tutti i colori, abeti che raggiungono la stratosfera, Babbi Natale al limite del congelamento in funzione di imbonitori sulle strade della città.

In effetti andando per negozi si nota una certa ferocia dell’avventore, normalmente accompagnato da creature munite di minaccioso monopattino con sbracciamenti, incapricciamenti, corpo a corpo per il raggiungimento dell’offerta, carte bancomat fumanti. Un marziano, all’apertura della porta del disco volante atterrato in via Cavour, interpreterebbe che l’umanità, prossima alla fine, stia dilapidando tutto quello che ha, tanto ormai non vale la pena di risparmiare.

Ad annunciare il Natale è senza dubbio la televisione, con la tipica sequenza interminabile di pubblicità di generi di lusso. Come può il passivo fruitore di slogan non identificarsi con il gineceo scalmanato che simula un cenone di Natale indossando abitini da spiaggia, con voce orgasmante di sottofondo volutamente incapace di pronunciare con l’accento giusto il nome del profumo in questione?  Perfettamente  surreali e improponibili economicamente i caminetti, i babbi natali, i nonni felici di esserlo con le dentiere che superano serenamente la prova torrone, le mamme orgogliose della loro anatra all’arancia, i papà che arrivano col panettone in mano. Forse l’unico tocco di realismo lo si ritrova nelle creature di casa sepolte sotto una montagna di regali. Certamente realistiche non sono le spiagge paradisiache a cui ninfe vestite di veli giungono dopo aver percorso un centinaio di chilometri in decappottabili vintage solo per far volare un foulard nel vento, in pieno inverno.

Con il loro Santa Claus (storpiamento di San Nikolaus perché oltreoceano le informazioni arrivavano alterate) gli americani hanno in buona parte inventato il Natale della televisione, dei centri commerciali e del supermercato. Il progetto di colonizzazione inversa è talmente ben riuscito da convincere persino alcuni preti a cedere agli adorni natalizi e, talora, al pagano albero di Natale.

Le creature che una volta contavano su San Nicola per degli umili doni invernali -tipo le arance nei calzini- son diventate genitori narrando alla loro prole come il buon Gesù Bambino gli avrebbe portato un dono. Come facesse un neonato a caricare in spalla i doni, ancor resta un mistero.  Facile era confondersi e magari pensare che Babbo Natale, per nome e per logica fosse il papà del generoso bambino. A quale scopo poi, illuminare il cammino dei Re Magi coi falò? Certamente perché trovassero il Bambino, ma nessuno ci vedeva un conflitto di interessi nello sperare che mollassero qualche bel regalo, o con le delizie promesse dalla Befana, destinata a finire incenerita sui suddetti falò. Insomma i cieli delle feste son piuttosto trafficati tra stelle comete, renne, scope e persino i cammelli (se non volassero, come farebbero ad arrivare da Oriente fino a Castelinfingardo di Sotto ad esempio?).

Sempre la televisione ha poi inventato e insinuato in drammoni a sfondo psicologico la tristezza traumatica da feste natalizie. Quella che fa incazzare la famiglia forzosamente costretta al tavolo del cenone dove, assieme alle candele, si accendono i vecchi rancori. Quella che fa versare litri di lacrime finte ai nuovi giovani Werther dei serial di pronti soccorsi e avvocati. Quindi per essere fashionable è sufficiente dire che non si sopportano le feste e che ci si sacrifica per il bene degli anziani della famiglia, tanto per circondarsi da quell’aura di mistero che va forte tra i LatRin Lover di ceppo medio antico. Eh già perché invece i millennials, una volta superato il trauma della scoperta che Babbo Natale è un fake e aver bypassato di brutto chiese e presepi, han solo capito che a fine anno gli arriva una paghetta più corposa del solito da investire in tecnologia. (n.z.b.)

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