Sabato 21 maggio, ore 21.00. Ho appena concluso una telefonata quando un rumore insistente e stranamente familiare occupa progressivamente il mio spazio mentale. Che cosa mi ricorda? È una percussione metallica, ossessivamente ripetitiva, quasi orientale… e poi il ricordo: no, amici, non sto per parlare di interni da Lanterne Rosse, ahimè. Argentina 2001 e i Cacerolazos, un’espressione corale di disagio che il popolo ha inventato per provocare, irritare, sfogarsi quando ormai aprire la bocca per parlare sembra non avere più senso. Il motto dell’epoca, coniato dagli argentini era: Que se vayan todos, ovvero che se ne vadano tutti (la destinazione del vayan era a discrezione della buona educazione dell’inviante). Il cacerolazo del crepuscolo di sabato scorso ha portato sul balcone giovani e vecchi, come avviene nelle piazze spagnole del resto. Un “Basta!” generalizzato ben lungi dall’essere una folcloristica celebrazione del “Volemose bene” con saltimbanchi e tric-trac, o almeno questo è quello che mi è successo dentro nel suddetto crepuscolo. Quella percussione metallica per me è solo un avvertimento di quanta strada abbiamo davanti, di quanto profonda sia stata la caduta nel baratro e del si-salvi-chi-può generalizzato. Sono passati dieci anni dai cacerolazos argentini, dalle sassate contro le vetrate delle banche che dopo aver spolpato un’economia con una parità fittizia con il dollaro abbandonavano bellamente il Paese, dall’infernale corralito che asfissiava l’economia domestica. I cambiamenti che ci sono stati nel Paese sono stati il frutto di lotte interne feroci, di estenuanti negoziazioni sui privilegi acquisiti e c’è ancora tanto da fare. Ce la farà la gente che oggi giustamente presidia la Puerta del Sol a sopportare un’attesa così lunga? Come farà un’intera generazione a rassegnarsi all’idea che forse non riuscirà mai a trovare una propria identità lavorativa?

Non si può non appoggiare l’alluvione spontanea animata dalla convinzione che qualcosa si può fare. Ammiro l’indifferenza verso i rimpasti politici (ora tocca al PP), ammiro la razionalizzazione della protesta che non ha ovviato il diritto/dovere del voto. Il Governo ha avuto la furbizia di non mandare i celerini, vediamo se il vincitore del momento saprà resistere alla tentazione.

Il cacerolazo, un po’ più flebile, si è ripetuto anche ieri sera. Forse ci sarà anche oggi.

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