I secoli passano, il campo di battaglia pare invece che sia sempre lo stesso, ovvero i fertili  campi della vita, volgarmente detti uteri, che con troppa facilità i politici trasformano in campi di Marte. Ogni volta che nella Slot Machine di stato compare un full con le stesse figurine (dicasi, un partito vince le elezioni) chissà perché scaturisce spontanea la necessità di mettere mano alla regolamentazione dell’aborto, così tanto per dare una shakerata alle paure dell’essere umano e creare schieramenti ben netti con necessità di un leader risolvitutto. Tutto questo ha a che vedere con le donne? Relativamente, direi. Attenzione sto per dire un qualcosa di facilmente fraintendibile e strumentalizzabile: a nessuna donna piace/va bene/ diverte/alletta l’idea di abortire. Pare ovvio, ma i leader delle campagne hanno saputo delineare nel tempo due categorie di donne ben chiare: la madre a tutto tondo e l’assassina con premeditazione. Sulla scorta di queste due figure si regge una mentalità opportunamente ingabbiata che non riesce a contemplare le mille sfaccettature di quello che potrebbe non essere un problema se solo si facessero delle lezioni di educazione sessuale. Per inciso: personalmente ho frequentato (perché non esistevano alternative pubbliche) una scuola retta da religiose. Va detto che le suore a suo tempo organizzarono un corso di educazione sessuale con visione scientifica e scevro da moralismi che ci servì molto di più delle lezioni di religione di un prete al quale in classe sfuggì una frase del tipo:”Quando il marito non può usare la moglie non per questo ha l’autorizzazione ad andare con un’altra donna”. Non fu linciato solo perché invece di ascoltarlo facevamo i disegnetti.

Ed ecco allora che in Spagna, ad esempio, Rajoy durante la campagna pre-elettorale è montato in sella al vecchio cavallo che ha ripreso stancamente lo stesso cammino e ha cominciato a titillare sempre lo stesso pulsante segreto che galvanizza il conservatorismo ispano. Non importano i milioni di disoccupati, non importa l’urgenza di far quadrare i conti: il buon conservatore va rassicurato con le opportune modifiche a una legge di nessuna urgenza e dando man forte ai plotoni di medici obiettori. Per far leva sul sentimento conservatore che non ama la cancellazione dell’aspetto paternalistico dalla legge in questione che il precedente Ministro si era sforzata di fare, è stato sguinzagliato il solerte Gallardón, oggi Ministro della Giustizia (controvoglia, alcuni sostengono). Detto e fatto, in pochi giorni il suddetto ne ha sparate due di grosse in un lasso di tempo talmente breve da non permettere di riprender fiato dalla prima che già arrivava la seconda. La prima, in data 7 marzo fu che: “Esiste una violenza strutturale che obbliga le donne ad abortire”. Non contento, ha ricaricato l’arma per dichiarare in data 27 marzo che: “La maternità rende la donna autenticamente donna“.

Alberto Ruiz Gallardón in una posa che ne rivela il piglio deciso

In molti si sono chiesti a quale “violenza strutturale” si riferisse esattamente. Forse a  quella che non crea sostegno alla maternità e che pretende che la donna si faccia carico del pack completo bimbo-lavoro-dopolavoro-assistenza anziani? O quella che permette che la donna sia pagata un 23% in meno rispetto all’uomo per le stesse mansioni? Non mi pare che sia tra le priorità della destra sbloccare questo snodo. In quanto alla sparata numero due sulla donna autenticamente donna, mi domando quali pensieri abbiano agitato la mente di una sua illustre compagna di partito al sentire le dichiarazioni dell’Illuminato Alberto. Soraya Saenz de Santamaria (sguardo da Carfagna, grinta da Alessandra Mussolini), oggi Vice-Presidentessa del Governo, a pochi giorni dal parto era già di nuovo in pista e per anni si è sbattuta a destra e a manca per arrivare dove voleva arrivare. Dubito che l’energica Vice-Presidentessa, invisa ai vescovi perché non si è sposata in chiesa, abbia cominciato a considerarsi un’autentica donna solo a partire dal momento in cui ha partorito suo figlio.

Soraya, un pugno di ferro che forse si abbatterà su Gallardón?

Molto spesso la donna di fronte alle avversità mette in atto l’arte di arrangiarsi.  Se qualcuno adesso mi comincia a snocciolare la lagna che “storicamente” è sempre stato così, io rispondo che certo, sicuramente già ai tempi delle caverne, la donna non poteva mica aspettare che il compagno tornasse col quarto di bestia da cucinare e quindi se c’era da sbrigare cosucce, tipo partorire, si arrangiava da sola. Ancor oggi, di fronte alla negazione dell’epidurale per mancanza di fondi degli ospedali, o semplice disinteresse culturale, la donna china la testa e continua a partorire con dolore come ai tempi delle caverne. Spesso la contropartita è giocata nell’intimo, a tu per tu con il problema solo quando ci si presenta davanti. Ho visto fior di cattoliche che di fronte alla possibilità di anomalie e problemi de feto hanno grandemente dubitato su quello che quando veniva applicato ad altre sembrava un ferreo principio. La grande scoperta che i difensori della vita non hanno ancora fatto è che la  donna “abortista” non esiste; quello che sanno fare molto bene è lavorare sul disagio che genera la difesa di un atto al quale nessuno ambisce di dover ricorrere e generare una figura ipotetica di donna menefreghista, superficiale e pronta a decantare le virtù dell’IVG per convincere tutte a farlo. Una difesa collettiva di questo diritto carente, la tendenza a chinare la testa e la sapiente gestione dello spauracchio sociale (l’anti-madre) rendono impossibile attualmente e chissà per quanto  tempo ancora lo sviluppo di un’opinione pubblica (e conseguente società) che sappia accogliere sia la posizione cattolica -in verità i cattolici hanno già la loro libertà di non abortire e nessuno certamente si sogna di imporre loro di farlo- sia la posizione laica di contemplazione di tutte le vie possibili di prevenzione e di gestione dignitosa di circostanze intime e talora drammatiche. (n.z.b.)

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