La sua risata ci incenerirà

La visione dei notiziari, oggi come oggi, induce a uno stato di trance in cui si entra al secondo servizio giornalistico “sulla crisi”. Tutto diventa attualità solo se passa attraverso le paroline magiche di spread, esodati, disoccupati, indignati, tesorieri e via dicendo. Eppure ieri, la prostrazione da notizia mi si è improvvisamente infranta introducendomi in uno stato di timor panico con mélange di sensazioni che ancor non saprei catalogare. La solerte giornalista (televisión española) annuncia che in Cina ci sono degli stranieri clandestini, vale a dire europei disperati, che con il visto da studenti fanno i furbi e si prestano a lavori in nero. Con il ciglio sollevato mi rivolgo allo schermo finora ignorato e vedo con stupore che i cinesi, senza tante storie, hanno già attivato una rete di denuncia di situazioni irregolari, ovvero un numero di telefono al quale chiamare per segnalare i clandestini. Circola già in rete il video di un’aggressione a sfondo sessuale da parte di un cittadino britannico ai danni di una ragazza cinese (le guerre xenofobe passano sempre attraverso l’utero, cfr. romeni in Italia). In televisione si aprono dibattiti su come affrontare il problema dell’immigrazione irregolare. La polizia organizza controlli continui in case dello studente e alberghi per rilevare se magari qualcuno si è dimenticato di tornare in patria. Che cattivoni i cinesi vero? Come fanno a non capire che siamo in una situazione di emergenza? Che molti di noi non hanno più prospettive pur “essendo studiati”, con fior di master? Quanto sono crudeli di fronte a gente i cui governanti ripetono in continuazione che “abbiamo di fronte a noi anni di sacrifici” senza spiegare esattamente quanti anni sarebbero e distogliendo lo sguardo quando le domande si fanno troppo precise? E pensare a tutto quello che noi, quando eravamo convinti di essere ricchi, abbiamo fatto per loro! Abbiamo persino messo i cartelli in cinese nelle nostre banche pur di convincerli a non lavorare con denaro sommerso. Abbiamo affittato volentieri i nostri capannoni ormai in disuso post fallimento per i loro laboratori in cui la manodopera era talmente volenterosa da dormirci dentro. Siamo andati avanti e indietro nel Catai per andare a controllare produzioni, per “fomentare lo sviluppo”, “formare”, “far crescere”. E loro come ci ricompensano?? Intanto ci taroccano dalla A alla Z e poi pretendono anche di copiarci il brevetto nella gestione dell’immigrazione, con una differenza a quanto pare: non hanno ancora aperto i “centri di accoglienza” (forse perché non arriviamo con i barconi) e pare, dal piglio deciso dei poliziotti della Repubblica Popolare, che non abbiano nemmeno intenzione di farlo. (n.z.b.)

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6 commenti

  1. Hola Nadia:
    muy interesante el artículo; quizá haya que encontrar argumentos de vieja data a una problemática actual de la situación económica-política del mundo entero, donde sabemos la desaparición de industrias locales en pos de un beneficio a corto plazo en la vida de los países y gobiernos.
    Cuando el tema es la causa y no la consecuencia actual de dichas decisiones políticas, que han beneficiado al que ahora es el verdugo.
    Saludos !

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    1. Es que la verdad, no se describir lo que he sentido cuando he oído esta noticia; en parte incredulidad, en parte miedo de como la realidad en un momento puede dar un vuelco total. Quien sabe si los que siempre han visto los migrantes como enemigo ahora, viendo a sus hijos emprender un viaje, no van a reconsiderar sus visiones…

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  2. L’opportunità (sic!) di fare il badante in Cina potrebbe diventare un must nel nostro futuro prossimo . . . . . .
    Chissà se il nostro Ministero degli Esteri si attiverà per stabilire i flussi di emigrazione in Cina . . . . .

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