Troppo vicino

Mille vite o forse solo una nella prosa di Norberto Presta e i suoi Frammenti di vite condivise

Ricordo una notte in stazione ferroviaria a Milano, in una saletta d’attesa con sedie deliberatamente scomode, praticamente un trespolo con moderna reticella metallica che permetteva di appoggiare le natiche, ma opportunamente tesa in modo da produrre uno strano effetto di rigetto, sicuramente ideate da un brillante designer a cui era stato ordinato di escogitare un mezzo che impedisse ai clochard di colonizzare i tristi limbi ferroviari. Nel gruppo umano, eterogeneo e diffidente quanto può esserlo una collettività obbligata a condividere uno spazio angusto alle tre di mattina, un tizio consumato dalla vita in strada e da una potente bronchite cominciò a tenere banco con sproloqui, illazioni ai danni di un compare mezzo addormentato che faceva da controcanto con bestemmie, scatarrate in diretta, improvvisi abbiocchi con caduta di lato e appoggio sulla spalla di estranei.

Tra gli astanti c’era chi faceva finta di non sentire, chi girava i tacchi e chi fingeva normalità, sopportando e conciliando. Orbene non c’era dubbio che tutti avrebbero ben visto l’atterraggio di marziani sul tetto della stazione, con successivo lancio di raggio laser, rapimento alieno e spedizione del tizio a farsi un giro in altri mondi.

Cosa ci scatta dentro quando qualcuno irrompe nella nostra bolla di intimità in un luogo pubblico? E se fosse un signore in vestaglia a sorprenderci al bar? 71187761_529118754572452_1517686660374986752_nCuriosità, fastidio o paura? Sono passati tanti anni da quando è nato Frammenti di vite condivise, a quei tempi non esisteva il rifugio del cellulare che permette di abbassare la testa e far finta di nulla (credo sarebbe la reazione più tipica e immediata, oggi come oggi). A teatro però esiste, per fortuna, un patto implicito: lo spettatore, inizialmente sconcertato, entra in gioco accettando, innanzitutto, la mancanza della convenzionale “quarta parete invisibile” che lo tutela e il “fattore di disturbo”, ovvero l’attore, a sua volta concilia e rende accettabile l’invasione. Varcata la soglia del patto teatrale, ci si apre un mondo apparentemente sconclusionato, di una mise fuori luogo, di soggetti parlanti e mutanti, in cui si avvicendano come una teoria di maschere vari scorci di umanità nelle loro cose di tutti i giorni, imbarazzante prosaicità inclusa, o negli eventi più tragici che ci commuovono tanto e di fronte ai quali “ci sentiamo impotenti”.

Frammenti di vite condivise di Norberto Presta ha più di una ragione per essere considerato una specie di miracolo: la longevità che non ne intacca minimamente l’attualità -ed è abbastanza triste, in termini di umanità e relativi problemi, se si pensa che lo spettacolo viaggia dal 2005; la polivalenza linguistica che è uno specchio dell’esistenza reale dell’autore, per cui lo spettacolo è stato ed è rappresentato in italiano, spagnolo, tedesco e portoghese, a seconda del vagabondaggio di Norberto. Infine, la polivalenza drammatica, in cui c’è un personaggio, ma ci sono tante voci, come ci sono tante lingue, tutte nate lungo le mille strade percorse dall’autore.

Con l’obbligo all’ascolto, si scoprono bellezze e ingiustizie, e certamente ci si ripresenta la stessa sensazione di “impotenza”, su cui sarebbe lunghissima la discussione. Torniamo allora all’uomo della stazione di Milano, quella lontanissima notte d’estate di ritorno da un viaggio dalla Polonia: ripenso a quanto a quei tempi la sua presenza risultasse aggressiva e quasi offensiva. Oggi, con molto più vissuto alle spalle, comprendo che i casi della vita sono gestibili fino ad un certo punto, soprattutto dopo aver sentito il freddo soffio della “crisi mondiale” sulla nuca a mettere in discussione le nostre esistenze. Suppongo che nonostante l’innegabile fastidio, oggi peserebbero sulla bilancia anche altre considerazioni, nate dall’esperienza, ovvero dalla conoscenza della “storia”. Nella mia mente, il nesso tra il clochard di Milano e i Frammenti di vite condivise concerne esattamente la radice del tipico disagio di chi ha avuto la fortuna di nascere “dalla parte giusta” e, nel migliore dei casi, si manifesta tanto comprensivo (e comunque preferirebbe non doversi occupare di certe realtà), mentre nel peggiore dei casi censura apertamente l’elemento estraneo, sentendolo diverso e quindi “molesto e sbagliato” per definizione, essendo totalmente inconsapevole di essere lui stesso frutto di invasioni e fusioni.  (n.z.b.)

 

Foto: Manuele Elia Marano

Norberto Presta ha rappresentato lo spettacolo Fragmentos de vidas compartidas in spagnolo a Barcellona (Spagna) nei giorni 20 e 27 settembre 2019, presso la Asociación Cultural Comediarte, c/ Llull 11, Barcelona, España.

 

 

 

 

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