Chanel victims

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L’algoritmica ribellione delle pupe del capo

Da un pianeta che evidentemente non è lo stesso in cui vivono i comuni mortali ci giunge notizia di un plotoncino di bellone dalle turgide labbra che si cimenta nella distruzione a suon di sforbiciate di agognati prodotti, dicasi borsette dal valore medio di 5.000 Euro. Vivendo le suddette in un universo in cui la problematica più grave può essere non trovare il vestito che si abbini correttamente al colore dello smalto delle unghie -in cui è già stata investita magari una piotta e quando è troppo tardi per rismaltarsi prima della festa- accogliamo con profondo cordoglio il grido di dolore di queste ninfe bistrattate nientepopodimeno che nei negozi di lusso a cui le suddette è possibile che si rechino con frequenza quotidiana, in quanto spacciatori di generi da loro considerati di prima necessità.

Il mondo delle Influencer funziona per numeri per cui nel computo dell’eclatante azione si includeva non solo il plauso dei fans conclamati, ma anche la cattura di nuovi adepti incuriositi dall’immagine di una walkiria inferocita che, con una certa fatica, bisogna dire, e facendo attenzione a non stropicciare la costosa manicure, si accanisce sul bene di lusso. Non va dimenticato che les Belles de jour avanzano i loro reclami mentre le loro Royal Natiche poggiano su divani situati a Montecarlo e Dubai, cedendo dunque -e chissà perché mai- gli agi della vita moscovita ai mariti oligarchi, impegnati nel guazzabuglio ucraino.

Le sciccose donzelle sicuramente immagineranno la reazione sconcertata e preoccupata nell’atelier di Chanel, dove lo spettro di Coco si aggirerà inquieto e turbato dalle critiche di spionaggio a favore dei nazisti che la grande maestra di stile avrebbe praticato in vita. Certo, le pupe del gangster sono tra le clienti top delle grandi firme, ma è molto più probabile che nelle boutique Chanel si sia levato un sospirone di sollievo nel preconizzare che con questa ribellione molte scroccone sarebbero scomparse dall’orizzonte.

Chi avrà accolto con un sorriso di tenerezza gli squittii di disappunto sarà stato il Papi sovietico che si sarà certamente compiaciuto della fedeltà dimostrata dalle ipercosciate figlie della patria che portano alta la bandiera della Federazione Russa -contribuendo a risollevare anche pennoni di altro tipo. Visto lo stress a cui lo zar è sottoposto in questo momento, è anche possibile che sia stato colto da un attacco di ridarella nervosa sfociato in crisi respiratoria per la quale è stata necessaria la rianimazione.

Come vezzo finale, noi estranei ai fatti, tanto per passare un quarto d’ora d’oblio, amiamo immaginare le argute pasionarie della borsetta, scendere in strada, interpellare l’onnipresente marocchino o senegalese, comprare il pezzo taroccato e inscenare la protesta nella serenità di chi sa che il pezzo originale è comodamente custodito in cassaforte climatizzata. Perché va bene tutto, ma il vento può cambiare e certi capitali possono sempre tornare comodi. (n.z.b.)

Photo by Yves Monrique on Unsplash

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