Un giorno Putin morirà

E non avremo imparato nulla

Non so se si tratti di una beffarda coincidenza, ma subito dopo i servizi sull'”operazione militare” in Ucraina, scorrono sullo schermo televisivo le immagini di Ben Affleck nella sua interpretazione di Batman in Justice League. L’umanità che vi si rappresenta si muove in un’ambientazione post-atomica in cui imperano violenza, sopraffazione, ingiustizia e congiure di ogni tipo e questo tipico scenario da fumetti della D.C. Comics oggi mi appare come il preludio a un futuro che passerà alla storia non tanto come il Terzo Dopoguerra, ma come il Post-Mortem di Putin.

Da quasi un secolo ormai gli americani si sono inventati i supereroi per convincerci che ci sono guerre giuste, di bonifica e rigenerazione, di difesa dei più deboli. In particolare ci hanno educato a immaginare l’esistenza di esseri superiori ai comuni mortali per sollazzarci con pirotecniche evoluzioni belliche. Magari hanno persino ragione. L’umanità non è in grado di difendersi da sola, ci devono pensare i supereroi a riscattarla. Si notano i tempi moderni, per cui le supereroine hanno cessato di essere bellone di contorno e fanno concorrenza ai maschi nel lancio di pugni e saette; in ogni caso il budget per i loro costumi era più ridotto per cui abbondano décolleté, che nella vita reale crollerebbero dopo il primo tiro con l’arco, e le cosce scoperte restano sempre il punto forte della loro divisa da salvatrici dell’umanità. Il film comunque ha effetti speciali da brivido, grafiche strepitose, vi partecipano i grandi nomi del cinema americano e sul grande schermo avrà sicuramente fatto vibrare le budelle anche ai più indifferenti a questo genere di produzioni.

Dal canto suo, Putin ha preparato il terreno alla sua clamorosa “operazione militare” con metodi molto più nature e scarni. La sua costruzione mitologica si fonda su torace palestrato, orgogliosamente esibito mentre pesca i lucci. Oppure su bicipiti rigonfi mentre si accinge a fare a pugni con gli orsi. Ultimamente pare un po’ fuori forma, ma forse il volume che abbonda sotto la giacca è dovuto all’uso permanente di giubbotto antiproiettile. L’eroe negativo del momento probabilmente ama visualizzarsi come un ghepardo sempre pronto all’attacco fornito dell’astuzia del serpente che spia con occhietti trasparenti e famelici la preda. Sicuramente si è studiato a memoria le biografie dei grandi condottieri ed è conscio che la grandezza porta con sé un parco di traditori invidiosi che congiurano nell’ombra. Di qui il giubbotto antiproiettile e la mano sempre penzolante, pronta a estrarre una delle pistole che sicuramente cela in vari ripostigli del giubbotto e del suo stesso corpo. Dunque, l’ex sindaco di Leningrado poi San Pietroburgo si propone come eroe certamente più rustico rispetto a Batman, tuttavia arguto al punto da conquistare non solo la fiducia di molti dei suoi concittadini, ma anche le simpatie di altri leader politici che coltivano più o meno segretamente il sogno di un mondo perfettamente gerarchizzato, con diritti costruiti “ad personam” e assoluta libertà fiscale.

In entrambi questi scenari, tutti gli altri, ovvero i cittadini di Gotham City o di Kiev (ma anche di Mosca) restano sullo sfondo, avvolti nei fumi degli incendi, rifugiati in grotte e sotterranei, prigionieri di tutto quello che ignorano, inermi e impossibilitati a uscire dalla notte permanente a cui sono condannati. In teoria le loro città offrono tutte le prerogative per condurre una vita moderna, agiata e spensierata anche a chi non appartiene alla cupola che vive nei lussuosi grattacieli ed esibisce opulenza e cattivo gusto.

Indottrinati al consumo da allettanti influencer, tutti avevamo accantonato l’ipotesi della ripetizione della guerra dei Balcani, o di una nuova Guerra Mondiale. Ci soffermavamo a calcolare le emissioni di CO2 mentre in questo preciso momento si stanno attaccando le centrali nucleari. Si stava pensando a un possibile attacco dei marziani mentre al nostro tavolo sedeva più di qualche coscienza disposta a mentire pur di smerciare armi. Si lottava speranzosi contro il Covid nell’antagonismo rappresentato da teorie antiscientifiche e saputelle. Infine, già son giunti accenni di negazionismo della guerra (casi psichiatrici, in verità) -una teoria dell’inganno collettivo operato con l’uso di immagini di videogiochi- mentre la tragedia dei profughi non è mai parsa così concreta e reale, con vecchi, mamme, bambini, animali domestici sotto le bombe.

Di colpo è stato azzerato un secolo di progressi e il mondo deve tornare a fare i conti con i livelli di testosterone di leader con smanie di onnipotenza. Nell’immensa Gotham City in cui ci trasformeremo, si esaspereranno le bontà e le miserie morali di ognuno di noi. Se da un lato ci saranno aiuti e accoglienza, dall’altro ci saranno indifferenza o, peggio ancora, la chiamata alle armi secondo un immaginario asettico in cui le grida di una madre sono solo un effetto speciale, come nei film o nella realtà virtuale.

Certamente, come tutti noi, un giorno Putin morirà. Magari nel suo letto, benedetto dal patriarca Cirillo I che oggi ne esalta la guerra anti-gay e circondato dagli innumerevoli figli, eredi milionari. Non sarà una liberazione, sarà un passaggio di consegne. Perché, come stanno dimostrando i fatti odierni, non avremo imparato un bel niente. Ci autoinganneremo con le coltivazioni biologiche fingendo che i terreni non siano radioattivi, riconquisteremo i nostri imperi della moda per soddisfare la nostra vanità con gli acquisiti del sabato pomeriggio, faremo a gara per mandare i figli alle scuole più prestigiose sperando che raggiungano i vertici della società e non potremo staccarci dal nostro alter-ego virtuale in un Meta-mondo dove la legge delle caverne e e la barbarie hanno già dato prova di imperare proprio perché nell’intimo di molti la possibilità di sfogare senza il minimo controllo tutte le pulsioni del momento è concepita come libertà. Ed è questo il tasto che Putin e quelli come lui premono per condurci dove fa comodo a noi ma, soprattutto, a loro. (n.z.b.)

Photo by Stijn Swinnen on Unsplash

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