Silenzio e luce

Tra le cose belle che succedono nel mio lavoro di traduzione ci sono i libri d’arte. Lo sforzo è grande, ma è compensato dalla grazia e semplicità di opere che troppo spesso vengono propinate fuori contesto per cui l’occhio moderno, abituato a ingoiare milioni di fotogrammi al secondo e che raramente si prende il disturbo di riceverne la suggestione, arriva a darle per scontate, le stinge fino a renderle volgare tappezzeria, le marketinizza per i propri interessi, quando non le irride sui social con dialoghi triviali a cui i mostri sacri dell’arte si prestano pazientemente. Chiaramente mi includo tra i teppisti virtuali dei grandi capolavori, almeno come divertita fruitrice. Proprio per questo sento di aver subito una specie di vendetta artistica sotto forma di silenzioso richiamo al rispetto.

Stavo armeggiando tra numeri di pagina e corrispondenza tra didascalie e immagini quando incrociai lo sguardo della “Donna con parasole” che Claude Monet dipinse nel 1875. Sicuramente in quell’epoca il pittore era lontanissimo dall’immaginare che un giorno la sua opera sarebbe stata esposta alla National Gallery of Art di Washington (U.S.A.) con il titolo di La Passeggiata. Donna con parasole per mostrare a gente che vive chiusa in appartamenti e viaggia in aereo la sua Camille, ormai gravemente malata, ma radiosa, severa e impalpabile come il vento che sposta le nuvole e abbraccia la sua silhouette definendo una femminilità luminosa e primaverile.

Non sappiamo se la protagonista dell’opera riuscisse, almeno per il breve frangente della passeggiata quotidiana, a mettere da parte tutte le avversità provocate da una situazione economica al limite della povertà, oltre che dalla malattia che l’avrebbe uccisa a soli 32 anni. È vero che tra le ondate di luce che ne velano lo sguardo si indovina un certo grado di apprensione, che conferiscono severità ai suoi occhi scuri, lasciandoci con l’impressione di aver commesso un’intrusione nel piacevole intrattenimento di una mamma accompagnata dal suo piccolo ometto dalle gote rosse.

Ma per Claude Monet, cioè il “fotografo” del momento, è primavera e dunque il corpo partecipa alla festa della natura omologandosi nei colori e adottando la stessa fluttuazione circolare in cui l’unico elemento “meccanico” a opporre resistenza alla gioia della rinascita è appunto il parasole, non a caso menzionato nel titolo dell’opera. Così a distanza di quasi un secolo e mezzo, la semplice azione di voltarsi indietro che in un certo momento di un certo giorno Camille Monet ha commesso, forse per un richiamo o forse per aspettare qualcuno dietro di lei che fatica a risalire la china, riesce ancor oggi a trasmetterci quel tepore dell’aria che anno dopo anno addolcisce le nostre vite e ci scatena dentro un turbinio di sogni.

Camille e Claude, permettiamoci di chiamarli fraternamente visto che li conosciamo da secoli, trovarono un punto d’incontro nel momento artistico e cristallizzarono la banale azione quotidiana, velandola di delicatezza e discrezione. È affascinante pensare che oggi l’uno non potrebbe esistere se non fosse esistito l’altro, e insomma , continuando a incrociare quegli occhi tristi, mi perdo in mille considerazioni, tra cui un confronto con le valanghe di selfie e foto autocelebrative dettagliate fino all’impossibile che ogni giorno ci travolgono (e che ogni giorno scattiamo!) la cui vita utile non supera i pochi secondi di uno scroll. (n.z.b.)

La Passeggiata. Donna con Parasole. Claude Monet,, 1875, National Gallery of Art di Washington (U.S.A.)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Marina Laudisa ha detto:

    Grazie Nadia,

    Mi fa piacere ricevere i tuoi articoli. Brava a continuare ad alimentare il tuo blog.

    Un abbraccio

    Marina

    Piace a 1 persona

    1. Acid Valley Press ha detto:

      Grazie per averlo letto e per il tuo incoraggiamento, Marina

      "Mi piace"

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