Quando qualcuno menziona il “mestiere più antico del mondo” son poche le anime sulla terra a non intendere che si parla di prostituzione. Secondo questa comunissima convenzione, il commercio del corpo in cambio di pecunia e favori esiste da tempi immemori e ciò basta, praticamente a furor di popolo, a giustificarne l’esistenza. Quanti serial americani di avvocati che si scannano per cause nobilissime in tribunale trovano snodo, di fatto, nel puttanaio di lusso dove imputati e avvocati si sono incrociati almeno qualche volta, rendendosi reciprocamente ricattabili?  L’esibizione edulcorata di prostitute viventi nel lusso, sedute ad arte per esporre la coscia in un bar di Manhattan pare renda accettabile anche la presenza delle disgraziate da strada, i cui utilizzatori finali son tra noi, travestiti da mariti delusi o infoiati.

Secondo alcuni, dire che le prostitute esistono perché c’è chi le paga, è riduttivo. Sarebbe come dire che McDonald’s esiste perché c’è un’impressionante quantità di gente, si parla su scala mondiale, che ama il cibo-spazzatura. Che assurdità, nevvero? A molti invece piace pensare che le prostitute esistano perché, in fondo, ci son donne di poco conto che trovano una scorciatoia facile nella vendita del corpo. Altre ancora, pare, sarebbero talmente fanatiche del sesso da arrivare al punto di decidere di viverlo a tempo pieno, sempre e ovunque, trasformando il piacevole hobby in fonte di reddito. Secondo questa tesi, si tratterebbe di un commercio di tutto rispetto con un indotto di altruisti magnaccia, collaboratori assolutamente disinteressati, e che risolverebbe i crucci di milioni di esseri viventi repressi e insoddisfatti. Tanta è l’importanza di questa missione che si ignorano tuttavia i motivi per cui  l’oggetto del consumo viene tanto disprezzato e rinnegato immediatamente dopo l’uso, al pari del mozzicone di una sigaretta (o della carta igienica). Ma veniamo al dunque.

Sull’ipotesi del libero scambio si son mossi alcuni per dare un’interpretazione alla faccenda Weinstein adducendo che tutte le signore ricattate dal potente produttore fossero in fondo consenzienti e disposte a immolarsi, salvo pentirsi molti anni dopo. Si tratterebbe insomma di una prostituzione soft tra gente di mondo, consapevole di come vanno le cose. L’onnipotente uomo avrebbe dunque optato per questo tipo di “prostituzione” invece di usufruire di quella tradizionale che si distingue per la varietà dell’offerta, la comodità del servizio porta a porta e l’infallibilità del risultato. I motivi? Per un rapporto sessuale con una prostituta basta avere il portafoglio sul comodino. Per farlo con una persona convinta di andare ad un appuntamento di lavoro, bisogna impegnarsi. preparare il terreno, lavorarsi la preda e mettere in atto tutta una serie di pressioni fino a quando la vittima non può far altro che capitolare. Ma vuoi mettere? Un tizio come Weinstein, saturo di tutti i beni possibili e immaginabili, riesce a comperare proprio tutto, persino la paura e la rassegnazione negli occhi della preda e ciò lo eccita oltremodo. Quando ne ha piegato la resistenza sa di aver macchiato la sua storia con un precedente che lascerà una traccia indelebile nel futuro rapporto di lavoro. Credendo fermamente nella teoria della Sindrome di Stoccolma, sente di aver pattuito quel “piccolo segreto” di cui andare fiero e suscitare l’invidia dei maschi Zeta che, pur sapendo cosa si agita nelle mutande del mandrillo, si guardano bene dall’intervenire.

Ammesse le colpe, il sultano dei servizietti in camera, adduce una disfunzione, mentre i suoi avvocati tentano di iterare il concetto dipingendo il nostro come un povero disgraziato, la cui mente sarebbe imprigionata in un film porno perpetuo. Cadrà in disgrazia, ma non farà la vita da disgraziato. Molti per fare i domiciliari che farà quest’uomo, ci metterebbero la firma. Non solo i tipi come lui la fanno franca, per molti sono addirittura fonte di ispirazione, perché è molto più facile dare delle sceme a quelle che hanno subito le sue attenzioni, è molto più comodo lasciar fare, magari fino a quando la pratica del servizietto verrà inclusa ufficialmente nei colloqui di lavoro. Chissà forse a quel punto l’uomo qualunque si renderà conto che sua figlia, laureata e di belle speranze, potrebbe trovarsi davanti un Weinstein nel poligono industriale di Beccafico sul Lago, come avvenne una volta in provincia di Treviso, dove un rispettabile padroncino, per verificare la prontezza di riflessi delle candidate, pretendeva che gli frugassero nelle mutande alla ricerca di una graffetta che giocava a nascondino con i suoi attributi. Trattandosi di Hollywood c’è un infinitesimo margine per sperare che questa faccenda sia un primo passo verso lo smantellamento del mestiere più antico del mondo: quello del puttaniere. (n.z.b.)

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