Brulicano i giorni nella Catalogna fervente, con punte di amarezza, pronto intervento dei vigili del fuoco, banche e imprese sdegnosamente in fuga, manganellate autentiche e dolorose contro l’euforia del voler cambiare le cose.  Oltre alle sfacciate e dichiaratissime prese di posizione dei media ufficiali, mille voci entrano in gioco e sbucano da sotto le pietre sociologi da bar e laureati in scienze politiche all’università del babbuino, in via dello spermaceti, chiedere della Sora Marisa che tanto conosce tutti. Quasi senza dubbio io appartengo a quest’ultima categoria ma almeno gioco in casa, nel senso che in Catalogna ci abito da diciassette anni.

La foto di cui sopra l’ho scattata quest’estate e, secondo me, ben riassume Barcellona e la sua gente. Come si può vedere, accanto alla modernissima torre che troneggia in riva al mar, si estende il Raval, mitico quartiere che è il nocciolo di un cuore cittadino da cui i Catalani doc son quasi del tutto scomparsi. Le gru sono forse ancora più emblematiche, non solo perché consacrate e benedette da decenni presso la Sagrada Familia, ma anche perché furoreggiano ovunque e dopo un periodo di tristezza in cui languivano a causa della “crisi” ecco che son tornate a trottare gioiose a sottolineare una furia di crescita, sviluppo, futuro, Sturm und Drang nelle tasche di chi cerca l’investimento e il reddito facile. L’apparente umiltà degli appartamenti decisamente datati va ascritta senz’altro a decenni di mancato investimento nella manutenzione; gli affitti invece sono sempre aggiornatissimi e, anzi, in anticipo sui tempi. Nella zona in questione, ad esempio, il prossimo anno verrà riaperto lo storico Mercat de Sant Antoni e sarà un evento eccezionale che metterà il quartiere al centro dell’attenzione turistica. In attesa del lieto evento, gli affitti sono lievitati, non sia mai che la cosa ci colga impreparati. Sant Antoni e la sua gentrificazione meritano comunque un articolo a parte. Torniamo ai laureati all’università del babbuino.

Come certamente si noterà, sventolano varie bandiere sui balconi. Ormai non ci faccio più tanto caso, le ho praticamente sempre viste. Inutile dire che in questo caldo autunno, i balconi sono diventati ancora più variopinti. Il caldo autunno, che oggi domenica 8 ottobre improvvisa un’estate di San Martino in anticipo pure quella, ha visto una pioggia di manganellate in data 1º ottobre, San Remigio, e che in questo momento vede una massiccia manifestazione nel centro della città di una nutrita folla di manifestanti a favore dell’unità della Spagna, desiderosi di trasmettere la loro euforia nei confronti della Costituzione e dell’azione condotta dalle forze dell’ordine in data 1º ottobre. Barcellona è una città con vasta esperienza di tolleranza, non a caso è la beniamina di tutti coloro che in altre parti del mondo stentano a dichiarare le loro tendenze sessuali, è la patria della trasgressione festaiola di frotte di energumeni repressi in patria; non solo, Barcellona è anche la città in cui, dopo anni e anni di tentativo di dialogo, richieste e mediazioni varie, non è mai scaturita la reazione terrorista ma, anzi, è la città in cui il terrorismo “internazionale” ha colpito duramente quest’estate e dove, per reazione, si è cercato in tutti i modi di non alimentare la bieca generalizzazione della comunità musulmana. La Catalogna ha promosso ampiamente, con manifestazioni e tutto, l’accoglienza degli immigrati. C’è chi vive con risentimento la “barriera linguistica” costituita dal catalano: a parte il fatto che in 17 anni di vita qui, non appena l’interlocutore favella in spagnolo, il catalano si commuta immediatamente in modalità castigliana, se proprio si vuole, la Generalitat ti mette a disposizione corsi gratuiti.

Dagli opinion leader dell’università del babbuino in questi giorni si è sentito di tutto. Addirittura che i catalani proclamerebbero la “superiorità della razza”. E qui giungiamo al collo della bottiglia: la moda recente di etichettare come “nazismo” tutto quello con cui non si è d’accordo, lo sputtanamento deliberato e osceno di tutto quello che disturba la nostra quiete, il benpensare di chi ambisce all’iPhone del futuro per poter postare sulle reti anche le molecole del proprio essere e seguire le partite mentre è al gabinetto, possibilmente senza tante “testimonianze vive” dei problemi del mondo che circolano per le strade o arrivano coi barconi.

L’ammosciamento dell’impulso al cambiamento si sta concretizzando attraverso l’insistenza sul concetto che la Catalogna sia in preda a una folcloristica e incomprensibile spinta rivoluzionaria, tanto per tenersi i soldi delle tasse e comunque attraverso la superficialità di giudizio, così facile da attizzare attraverso i social network dove a malapena il lettore va oltre la lettura dei titoli.

La Catalogna supererà la manifestazione di oggi continuando a credere in se stessa e continuando a chiedere una consultazione del popolo aperta e regolarizzata, come ha sempre fatto. La “fuga delle aziende e delle banche”, la “maggioranza silenziosa” che avrebbe taciuto durante il referendum, la “massiccia manifestazione di appoggio” di oggi, non cambieranno nulla; spaventeranno, questo è sicuro, ma lo spauracchio non è certo l’arma che utilizzerebbe uno stato democratico, o tanto son cambiati i tempi? (n.d.z.)

Foto: Barri Sant Antoni, di Nadia Zamboni Battiston

 

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