Fino a WAG ci si arriva, poi con HAB uno pensa… che è??? Già perché quando le palle scendono in campo e i falli non si contano -stiamo parlando degli Europei, delle Coppe, dei Campionati e Sacrosanti Tornei di Scapoli e Ammogliati- ecco spuntare sugli spalti quel genere umano che il vocabolario Treccani e anche il Tregatti definiscono come: “WAG, ovvero specie umanizzata giudicata esclusivamente per le dimensioni di mammelle e numero di curve, nonché per operazioni, estensioni, iniezioni, ricostruzioni, pixelature varie, avente per funzione la riproduzione, previo accoppiamento con maschio alfa scalciante. Detta WAG in occasione di tornei e campionati, compete a sua volta con esseri appartenenti allo stesso genere, per la delizia dei tifosi che, indipendentemente da chi vinca tale campionato secondario, le concepiscono in ogni caso come esseri trombabili a tutti gli effetti e ci scatenano sopra le loro fantasie nei tempi morti delle partite. Le WAG sono già un’istituzione da quando un’infelice di lingua anglosassone pensò bene di riassumere in questa sigla le Wives and Girlfriends, ovvero quello che sicuramente il beota considerava come i dolci gingilli degli eroi che la sua stampa celebrava giorno dopo giorno. E cosa c’è di più bello che immaginare lotte furiose per la supremazia nella categoria trombabile di lusso, tanto per trastullarsi con la mente (soprattutto quando scarseggia la materia nella vita reale)? Ecco allora le classiche foto del “mettetevi tutte assieme, per fare la squadretta con le tette”. Le non-persona WAG sono oramai un’istituzione che non viene messa in discussione neppure dai giornali che si ritengono più all’avanguardia e progressisti, e cito senza dubitare e con forte delusione La Repubblica che con il suo titolo “Euro 2016, la coppia più amata d’Islanda: il capitano Gunnarsson e la sua wag Kris Jonasdottir” vince senz’altro la Coppa della Tolleranza e del Progresso nel Linguaggio. Infatti i fenomeni come quello delle WAG sfuggono dalle penne come freschi torrenti del Trentino Alto Adige nel momento in cui si entra nella sfera del cosiddetto sport. Nessuno si è mai chiesto, ad esempio, cosa ci fa quella teoria delle vergini ad accogliere gli stanchi campioni della Formula 1 che si avviano al podio? Ad applaudire il testosteronico uomo e nulla più?  Il tentativo progressista di un circuito di mettere un uomo con la bandierina a indicare il veicolo ad Alonso, invece del solito stereotipo di femmina sono-come-tu-mi-vuoi con quarantacinque denti laccati, reduce da cinque o sei interventi estetici e tacchi impossibili sull’asfalto fondente, provocò l’anno scorso lo sconcerto del cronista spagnolo che gridò allo scandalo (strano, perché costui è da sempre segretamente innamorato del suo campione) e un’occhiataccia di traverso dell’Alonso stesso. Vorrei concludere con la solita divagazione in un futuro improbabile: un campionato intergalattico di calcio femminile dove sugli spalti ci siano gli HAB (Husband and Boyfriends) ma penso che ciò non avverrà mai: sugli spalti, in un futuro lontanissimo ci saranno le Wives delle calciatrici e gli Husbands dei calciatori, e allora, come la metteremo a livello di match secondario di tette e culi? (nzb)

 

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