Ci sono spettacoli che disturbano gli occhi. Il separato in casa Alfano che ci rimette le tonsille durante una dichiarazione d’amore per l’ex, irretito, a suo dire, dagli estremisti. L’ineffabile Santanché, dai tratti somatici sempre più bamboloneschi, che si erge in tutta  la sua altezza, sconcertata allo svenimento del suo idolo. Nulla eguaglia tuttavia la magistrale figura dell’appello mediatico al Meeting dei Giovani, dove il Nostro, affiancato dall’immancabile Faiga nel ruolo di Faiga, arringa la gioventù forzitaliota con un’aggressività “senza precedenti”. Mentre pochi si interrogano sulla provenienza di cotale pubblico giovanile (propendo per lo scongelamento di esemplari degli anni ottanta, a suo tempo ibernati e totalmente ignari della storia recente) la Faiga svolge un ruolo ben preciso, ovvero la cattura dell’occhio dello spettatore per distoglierlo dalla giacca di Gonnella Buffone che oramai è un tutt’uno con il busto e supplisce anche la funzione del bacino, per cui il Nostro assume una forma cubica corredata da quattro arti e testa poggiante su capitello corinzio di rughe, contornato da immancabile girocollo nero/blu che fa tanto spirito giovanile. La Faiga inoltre si preoccupa di scrutare come un falchetto predatore la gioventù forzitaliota, membro dopo membro, per misurarne il grado di entusiasmo, fa da capo-claque e con le manucce sottoposte a suo tempo a manicure francese compie eloquenti gesti di incoraggiamento degli applausi quando s’avvede, durante la mezzoretta in cui Gonnella Nostro elenca i propri miracoli su scala mondiale, che la palpebra degli astanti s’è fatta pesante sotto l’incombere del tedio profondo (son pur sempre giovani e hanno voglia di andare in discoteca). Ammetto che gli argomenti sono triti e ritriti, e pure nitriti, per cui io stessa non sto aggiungendo nulla di nuovo a quello che oramai è un ritornello. Mi si conceda comunque di esplicitare che lo spirito con cui mi sono accinta alla pubblicazione del notevole intervento questa volta è la tristezza, perché il Gonnella, che continua e continuerà a far danni epocali vista la sua penetrazione nelle viscere del pensiero italico, mi ha fatto ricordare il povero moscerino che nel celeberrimo valzer dello Zecchino d’Oro balla tutto felice prima dell’inevitabile spataccamento contro il parabrezza di un camion. Certo pulire i cessi secca a tutti, se poi ci sono i paparazzi del tuo stesso giornale a documentarlo… (n.z.b.)

http://video.repubblica.it/politica/berlusconi-umiliato-da-don-mazzi-che-mi-vuole-a-pulire-i-cessi/147707/146222?ref=HRBV-1

Photo by Martin Barák

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