Il 6 ottobre, oltre a questionarmi sull’inutilità  dei compleanni (nello specifico, il mio) ho avuto il mio bel daffare a interrogarmi sul perché la morte di una persona distante anni luce dal mio ambiente, dalla mia vita, dal mio status, incredibilmente più ricca ed avvantaggiata di me a livello di lume creativo mi mettesse dentro tanta tristezza e smarrimento. In un primo tempo ero sicura che si trattasse di pura e semplice paura, della serie: “se non ce l’ha fatta lui a sfangarla con tutti i soldi che aveva, siamo rovinati”. Un pensiero un po’ plebeo, sicuramente. Poi ripensai a un giorno lontanissimo in cui in presenza di alcuni cari amici designer espressi il desiderio di comperarmi un computer (non era poi così  scontato averne uno in casa, quindi quel giorno è veramente lontanissimo). Per ribadire il “lontanissimo” ricorderò che al lavoro avevo appena smesso di usare il sistema dos e stavo scoprendo, grazie a un illuminante corso aziendale, il meraviglioso mondo di windows. I miei amici, in quella, ribadisco lontana, sera d’inverno mi fecero una capa tanta sui sistemi che stavano usando loro, gettarono del fango sul sistema che al lavoro io dovevo difendere a spada tratta contro chi si dichiarava contrario ai computer (c’era ancora gente che rivendicava la superiorità della macchina da scrivere)  e si assunsero seduta stante l’onere di indottrinarmi sul mondo mac. Quello fu l’inizio di una lunga e felice storia estranea a virus, aggiornamenti, patch, ecc. ecc. con macchine di lunga durata e dalla silenziosa saggezza che sembravano aspettarmi a casa con il sorriso sulle labbra per rinfrancarmi dopo una lunga giornata di lotta con gli XP e i Vista, fatti per ragionare coi marziani e da essi inviati sul nostro pianeta per sfiancare gli umani con istruzioni contraddittorie e reset inconsulti. La meletta mi ha accompagnato in una lunga storia ben prima dell’esplosione consumistica dell’era “i” in cui lo zio Steve ci ha regalato (si fa per dire) tanti bei giocattoli con le soluzioni già pronte per renderci più veloci, per stimolarci a rimettere in discussione il nostro modo di fare le cose e prendere nuove strade, sempre con il semplice uso del nostro intuito (meno male perché la sola idea di aprire un libretto di istruzioni mi fa venire la psoriasi). Ha solleticato il bambino che c’è in noi e intanto ci ha fatto lavorare il doppio. Anche se sappiamo che i nostri computer sono fabbricati in Cina, quando si legge sulla scatola Cupertino CA non ci si può esimere dall’immaginare un gruppo di nerd con gli occhialetti e il cacciavite. Come tutti gli invasati, riconosco di non vedere in questo momento il rovescio della medaglia, tutti i destini bruciati proprio per la produzione dei nostri bellissimi giocattoli. Jobs non diventerà mio maestro di vita, non mi riprometto di leggere la biografia scritta di suo pugno, non ho intenzione di trarre insegnamenti o citarne le frasi. Quello che c’è da sapere a questo punto lo so: che i geni sono pochi ma esistono anche nella nostra epoca e che io, refrattaria alle religioni e ai maestri di vita vari, faccio parte di una setta. (n.z.)

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