Va per la maggiore l’ultima favola di Hollywood: la fine degli abusi sessuali a scopo di selezione del personale. 

A partire dal secondo dopoguerra, gli americani ci hanno insegnato praticamente tutto. Son venuti a “liberarci” ingraziandosi il popolo a forza di gomme americane e calze di nylon, ci hanno insegnato il boogie-woogie (simulazione acrobatica del coito), ci hanno piazzato Frank Sinatra nei film e ci hanno dato il colpo di grazia con John Travolta, passando per Joan Baez e catapultandoci verso la Madonna di Ciccone. Non secondaria è stata l’opera di indottrinamento occulta svolta da Hollywood che ha insegnato anche all’ultimo degli Yodler in braghette corte che quello che gli si agitava nelle mutande era sentimento e non basso istinto.

Quante produzioni infatti si muovono sullo schema “coppia felice o quasi-problema che genera allontanamento-riconciliazione finale con scopata culminante in orgasmo sincronizzato?” Anche nelle storie in cui si narra la peggiore delle guerre, la più tremenda delle catastrofi, il più allucinante viaggio con LSD, il tagliaerba più malefico che ti imprigiona nel mondo virtuale, il maschio-eroe che salva l’umanità si considera fatto e finito solo quando, in punto di morte o tra le braccia della sua bella, pronuncia il fatidico: “Ti amo Mary” (o Linda, o Jenny, poco importa, tanto gli eroi quando cambiano film, cambiano anche la morosa). A Hollywood l’amore trionfa sempre. Complicatissimi drammi, con snodi al limite della patologia psichiatrica, alla fin fine si riducono a una faccenda di corna e ci  è stato insegnato che il tradimento, specialmente se sotto forma di attrazione fatale, ha per conseguenza la bollitura del coniglio del bambino e altre inenarrabili disgrazie. Dal canto loro, le donne in rosso e le cameriere di Manhattan possono fare un salto di qualità e lasciarsi alle spalle una vita non proprio appagante solo quando appare all’orizzonte il deus ex-machina sotto forma di agognato marito, risolutore dell’esistenza.

L’imprinting sentimentale del grande schermo ha indotto l’addetto alla manovia del calzaturificio nel poligono industriale a sentirsi Top-Gun quando cavalca il suo scooter e la maestrina delle elementari a sognare che il pilota si presenti nel corridoio della scuola e se la porti via in braccio, tra lo stupore generale. Hollywood si è insinuata nelle storie di tutti i giorni e con il suo schema rassicurante le ha fatte volare verso le vette del sogno. I volti delle belle intrepide accostati a quelli di gladiatori, menti brillanti, ufficiali, gentiluomini e chi più ne ha ne metta, hanno segnato la storia del romanticismo degli ultimi sessant’anni. A scopo pedagogico, gli U.S.A. hanno creato Barbie, mappa “vivente” dei futuri interventi di chirurgia estetica, in seguito affiancata dall’aitante Ken, eterno fidanzato con annesso sorriso smagliante stampato.

L’ottobre 2017 però segna un punto di non ritorno. Simultaneamente alla scoperta dei ricatti sessuali di un certo produttore, convinto fautore di una versione moderna dello ius primae noctis, con secondae e forse terzae noctis, convinto di possedere diritti esclusivi di manis e penis sulle proprie dipendenti, scopriamo anche che tutta la frotta di eroi di quel mondo, coscienti di quel che l’impunito esercitava a porte chiuse, han reagito come farebbero delle perfette mezze calzette, comportandosi come un esercito di bambolotti, belli ma inutili.

L’efferato Quentin che trasformò la violenza in barzelletta, dichiara oggi candidamente che non disse nulla, nonostante lo Ius Penis del suddetto produttore fosse stato esercitato su ben due donne con cui è stato legato, perché ciò avrebbe significato la fine del finanziamento dei suoi film. In questo senso la mentalità prostituente di Weinstein raggiunge una curiosa par condicio, svilendo la donna attraverso lo stupro e l’uomo attraverso l’annullamento di un minimo sussulto etico nel nome del dio soldo. E qui i nostri eroi, gentiluomini, gladiatori, astronauti e via dicendo, magari promotori in alcun momento della loro vita di nobili iniziative per terremotati e per la fame nel mondo, rivelano tutta la loro natura pusillanime e non scevra dalla mentalità del diritto del penis, secondo il quale il corpo femminile è un involucro intercambiabile e duttile, proprio come quello di Barbie.

I superuomini languono, ma le regine di questo mondo dorato proclamano convinte e agguerrite che l’epoca degli abusi è finita. Hollywood ci racconta che, spazzando via Weinstein,  stroncherà il problema sul nascere e che tutto cambierà. In pratica, quello che il femminismo, le leggi e l’educazione non son riuscite a fare in almeno un paio di secoli di lotta, loro lo farebbero con una denuncia. Le nuove amazzoni di Hollywood son decisissime nell’interpretazione di questo nuovo ruolo, ma dovranno arrangiarsi, credo, visto che al loro fianco invece dell’intrepido Ken si ritroveranno, nel migliore dei casi, Cicciobello. (n.z.b.)

Foto: banca delle immagini

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