Gaudí comprese in prima persona che il sogno spinto al limite si trasforma in incubo

Una volta il 1º novembre si festeggiavano gli Ognissanti e il 2 i Defunti (pragmaticamente definiti Morti); oggi Siri tenderebbe piuttosto a ricordarti che Halloween si avvicina, esortandoti ad andare a comperare zucche e costumi per la grande mascherata esportata su scala mondiale. Gaudí non  poteva saperlo per cui dedicò la sua Sagrada Familia alla celebrazione dell’alcova da cui nacque il Signore e di tutte le benefiche conseguenze dell’incarnazione del Cristo. Nonostante fosse convinto assertore del bene arrecato dalla religione cattolica all’umanità, non riuscì ad esimersi dall’imprimere alla sua opera i toni inquietanti della sua ossessione d’artista e, anzi, giunse a dichiarare apertamente che con il Portale della Passione intendeva senz’altro suscitare paura. Quest’artista geniale e solitario, febbricitante e pessimista, riuscì nel suo intento. Morì prima di avere la soddisfazione di vedere compiuta la sua opera per cui oggi sul Portale della Passione sono le sculture di Josep María Subirachs a indurre le anime a pentirsi dei loro peccati e a spaventare i minori, attraverso linee decisamente più aspre, meno rotondeggianti e organiche (magari più vicine all’iconografia dei marziani dei giorni nostri).

Possiamo senz’altro dire che nella mente del Gaudí la via che conduce alla beatitudine e al Paradiso si lastricò piuttosto in fretta di peccato e sofferenza. In fondo al tunnel, più che una luce, il nostro intravvedeva un lumicino circondato da un’oscurità in cui si agitavano mille diavoli. La ripetitiva concentrazione sulla sua grande opera lo sfiancò e la mente dell’artista, rinchiuso nell’umile cameretta ricavata all’interno del cantiere della cattedrale, divenne sempre più propensa all’oscurità, al dramma, all’inevitabile punizione.

Ieri in tutta la Catalogna si celebrava la Repubblica, il grande sogno di generazioni e generazioni di fedeli al sogno di libertà e perfezione che riscatterebbe questa terra dai mai dimenticati soprusi del franchismo. Nella piazza San Jaume adolescenti e anziani festeggiavano abbracciati la proclamazione dell’indipendenza. Le persone brindavano felici e noncuranti degli aspetti pratici dell’implementazione del sogno. D’altronde, se un sogno conservasse i vincoli con il pragmatismo, che sogno sarebbe? Ieri era impossibile restare indifferenti alle campane che suonavano nei quartieri più sfegatati e all’euforia generale. All’incredulità di fronte al fatto che il Parlament fosse veramente giunto al punto di mandare all’aria gli stantii richiami del potere centrale che, va puntualizzato, non parte solo da Madrid. Il volenteroso Gambia si è pronunciato in merito dichiarando di riconoscere la Catalogna, mentre Merkel e resto della combriccola han respinto sdegnosi. La mente di qualsiasi sognatore ieri si è cibata della soddisfazione di veder emergere la voce del popolo, spontanea e disordinata, pressapochista ma pensante al di là delle partite del Barça. Tutti questi giorni son serviti al dibattito, alla riflessione casa per casa, alla riconsiderazione generale. Ieri era impossibile non brindare alla sovranità del popolo scontento e al suo chiaro messaggio di necessità di cambiamento.

E poi viene oggi. Incombono Mariano Rajoy e la fedele Soraya Saenz de Santamaría con il loro Articolo 155 recitato come un breviario in tutti i notiziari. Destituzione generale e assunzione di tutti gli incarichi; tentativo di minimizzare i danni proponendo le elezioni il 21 dicembre dove il popolo sovrano potrà “veramente esprimersi”. Impeccabile da un punto di vista strettamente burocratico e nulla di improvvisato tant’è che, questione di due ore al massimo dalla comparsa di Rajoy in televisione, c’è chi ha già tirato fuori il coccodrillo attentamente preparato in previsione dei suddetti fatti ed è partito con la campagna elettorale.

I corvi del Regio Decreto di oggi piomberanno a breve. Immaginare come reagirà il popolo non conduce a bei pensieri. Certo, la presenza dei corvi in frac nero nella città del sole e del mare stona alquanto. Ma come ricorda Siri, Halloween si avvicina ed è tempo di fingere che una ridicola farsa d’importazione sia una festa per tutti. (n.d.z.)

Photo Dettagli della foto “Il Portale della Passione”, Barcelona, Sagrada Família, di Igor Ovsyannykov

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