Bello di mamma, ovvero i dolori del giovane paparazzo

Ce l’ha fatta finalmente! Chi?? Si chiede perplesso il lettore. Ma Fabbrizziuccio mio esclama la Sora Marisa, sapesse signo’ quanto ci ha messo, quanti sacrifici, sudore della fronte e dei gangli inguinali. Ma ce l’ha fatta a fare che?? Continua a perplimersi il lettore. Eh, mica è da tutti la foto con le manette, l’occhiale scuro e l’ultima sigaretta da uomo libbero, come un boss, creatura mia, mi son spuntate le lacrime! Il perplesso lettore solleva il ciglio, iterando la propria perplessità, ma la Sora Marisa implacabile enumera tutte le imprese del figliolo eroe dei nostri tempi, snocciolando episodi che cominciano tutti invariabilmente con “E quella volta che…., E quella volta che….” E quella volta che si auto-filmò con la Nina che andavano in tribunale, lui che incredulo diceva: “Ma allora non ci vedremo più?” con un carabiniere bonario che gli diceva: “Se non andate più d’accordo, è meglio così”. Conquista tutti, il mio Fabbri, perché è bello come il sole. E quella volta che la Betlemme (traduzione in italiano di Belen, io i nomi stranieri non li so dire) senza dirglielo ha messo la telecamera e ha filmato quello che facevano a letto? Io non so, tutte straniere deve trovarle e poi lo mettono nei guai. Signora mia, non ci sono più le donne di una volta. Ma il mio Fabbri dice che lotterà e che lui non piange. Bravo, creaturina mia, così si fa, come ti insegnava il papà quando cadevi dal seggiolone con il ciuccio -rigorosamente chicco dove c’è un bambino- in bocca e sbattevi di muso. Poi ti sei fatto grande e a forza di vedere i film di Jean-Paul Belmondo sei diventato come lui. La polizia in realtà ti ammira, per quello sei riuscito ad arrivare fino a Lisbona in fiat cinquecento -che sei furbo, non l’hai scelto a caso il modello, sai che negli USA ne vanno pazzi, chissammai ti chiamino a Broccolino a fare un film. Per ora accontentati gioia di quello che passa il convento portoghese, mettiti la maglietta di lana e riguardati. E il lettore, in un parossismo di perplessità si chiede se per caso il peggior torto che si può fare a un personaggio del genere non sia dimenticarsi della sua esistenza. (n.z.b.)

Fino all'ultimo respiro
Fino all’ultimo respiro
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