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L’era del cinghiale

Negli anni ’70 le masse leggevano “Avere o Essere” di Fromm e abbracciavano la causa dell’Essere nella convinzione di esprimere nobiltà d’animo. Oggi le masse, se arrivassero ancora a leggere l’intero libro di Fromm, punterebbero senza esitare  e senza vergognARSI sull’Avere, dubitando della reale necessità dell’Essere.

“Le prime avvisaglie dell’inizio dell’era del cinghiale fu la comparsa dei paninari, inizialmente sparuti gruppi di ragazzotti che prediligevano il pantalone di fustagno, le scarpe Timberland, le camicie da boscaiolo di lusso e l’immancabile giacchetto griffato; la controparte femminile ripeteva lo schema (con l’abbottonatura al contrario) ma alla domenica copiava gli stili delle stelline nascenti di Canale 5. Questa etnia si cibava essenzialmente di hamburguer e patatine, si accoppiava il sabato sera nella poco idonea Fiat Ritmo, infrattata nella vegetazione delle periferie e i frutti dei loro grembi e sforzi di lombi hanno compiuto vent’anni nel 2000.

Nel 1983 si completò la costruzione della Trump Tower e quando la prole dei paninari emetteva i primi vagiti, la stampa statunitense mormorava di una possibile candidatura di Trump alla presidenza. Dopo vari zig-zag tra democratici e repubblicani e vicende alterne come selezionatore delle mandrie di Miss America, la seconda persona economicamente più potente su scala globale diventa Presidente del mondo nel novembre 2016. Nel 1976, un altro palazzinaro d’eccellenza, in seguito a una sentenza della Corte Costituzionale, è formalmente autorizzato a creare una rete televisiva alternativa alla Rai e nasce Telemilano, embrione di Canale 5, espressione della paninaricità che avrebbe seppellito per sempre i concetti di garbo, cultura, didattica, informazione attraverso il mezzo televisivo.”

… questo è l’inizio di un post che avevo cominciato a scrivere nel 2017 quando non erano ancora usciti gli Epstein files, quando il Covid e la IA erano concetti sconosciuti, ma anche quando i social avevano già fatto una buona parte del lavoro che ci ha portato a questo 2026. Nel frattempo abbiamo assistito alla trasformazione dei capi del mondo in esseri sempre più deformi, eccessivamente alti, grossi, pelati, patologici satiri letteralmente affamati di carne giovane, protetti da giubbotti antiproiettile e pannoloni, edotti da consulenti invasati della tecnologia. Dall’uomo-combattente, eletto a capo delle masse per il valore sul campo, si è passati a cinghiali corazzati, infagottati in uniformi d’ufficio, dichiaratamente ignoranti e spregiudicati. Il terra-terra dei paninari ha vinto grazie ai molti che hanno optato per la nouvelle vague di leader informali e televisivi per fare meno fatica con le meningi.

La malcelata incitazione al possesso, all’avere come sinonimo e non più antagonismo dell’essere, ha aperto la strada alla trovata geniale di togliere al popolino (di cui certamente fanno parte gli ex-paninari e la loro prole) la seppur minima speranza di raggiungere condizioni di vita dignitose. Pochi eletti, onnipresenti sulle cronache internazionali – e non importa se contestati, odiati o ridicolizzati – sono ormai l’enorme calamita che catalizza l’atrofia del pensiero. Stavolta però le nazioni avanzate e predatrici l’hanno fatta grossa: oltre a portarci le guerre fino alla porta di casa, ci hanno portato al capolinea climatico con la serenità di chi si toglie i calzini la sera. In fondo i paninari vanno invidiati: almeno loro avevano ancora davanti tutti i privilegi sociali per cui le masse unite nell’ancora esistente coscienza di classe avevano combattuto. Oggi, invece, i nipoti e pronipoti dei boomers, che sfogano il malessere assumendo la figura di hater sui social, possono optare tra il serio pericolo di diventare carne da drone o la probabilità di venire travolti dallo scioglimento di qualche ghiacciaio. Il grande motore del rincoglionimento collettivo ha funzionato, chiaramente non è colpa dei paninari che guardavano Drive In, a cui è imputabile solamente un indiscutibile cattivo gusto. Pensiamo piuttosto ai loschi figuri con troppi scheletri che spuntano dagli armadi, stupratori di illusioni, attoruncoli confusi, condottieri di meretrici ai letti di omuncoli irreversibilmente ricattabili. (n.z.b.)

 

Photo by Lorene Farrugia on Unsplash

 

 

 

 

 

 

 

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